"Mio padre è un criminale di guerra. Ho lasciato il Core perché nessuno voleva darmi un lavoro."
Se lo sente sulle labbra, incredula di averlo detto. Quando torna a casa è notte tardi e non è ancora riuscita a dormire. La macchina di Ryan è al suo posto, non è stata spostata. Vuol dire che non è ancora tornato dai suoi viaggi. Quando supera l'ingresso del suo appartamento in Mercy Street, Lee Chernenko entra in una casa vuota.
"Stiamo lavorando a un pezzo sull'importanza delle tradizioni musicali nel border..."
Alice Beau-Marlais è una ragazzina intelligente e non se la beve. Suo padre e il capo di suo padre sono entrambi a testa in giù, le mani per terra e le schiene contro la parete. Reduci da una scommessa ("scommetto che sei troppo vecchio per fare la verticale"), il grande giornalista scalcia in aria tentando vanamente una verticale che sia effettivamente perpendicolare al pavimento, e non obliqua. Magari, pensa Lee mentre poggia di nuovo i piedi nudi a terra, liberatasi ormai da ore dalle scarpe scomode, magari da sobrio mi avrebbe battuto.
Down down, down down, the wicked candle burns to the ground, down down, down down, the body is stone, but the soul is made of cloud. Mentre volteggiava con Mal nel suo soggiorno disordinato, Lee non pensava al senso di mancanza che respirava nelle quattro tiepide mura di casa Marlais. Invece aveva riso alle battute sui monasteri e sulle buone azioni, e aveva fatto una giravolta che da sobria non ci sarebbe riuscita mai. A tentoni aveva trovato il divano e si era addormentata con una mano sulla faccia di Mal Marlais. Il giorno dopo si era svegliata con una coperta addosso e il profumo di pancakes preparati da Alice. Mentre si trascinava verso il tavolo, la coperta le faceva da mantello. "Ti regalo un maglione, la prossima volta che ci vediamo". Uno dei suoi.
"Dormire in una casa vuota".
Qual è la cosa che non vuoi fare più in vita tua? A volte Lee arriva sulla soglia di casa, annusa il vuoto oltre l'uscio, richiude la porta e va a cercarsi persone rumorose. Quando Ryan non c'è, dorme quasi sempre nella casa affianco, quella di Reid. Lui suona la chitarra e lei canta. Oppure lui suona e lei ascolta, oppure lei canta e lui si morde la pelle in preda al prurito dei tossici. "E' l'ultima volta". Lei decide di crederci ogni volta, ogni volta gli si stende vicino e lo abbraccia mentre lui trema d'astinenza. Quando non rispetta la promessa, non se la prende mai. Torna a bussare alla sua porta quando ha casa vuota. A volte cantano entrambi.
"Non è mio dovere trattenerti. Ma se sali su quella nave, non sarai mai più parte di questa famiglia".
Una volta andò a bussare a un'altra porta. Paul le aprì reggendosi alla maniglia, lei gli premette la testa contro il maglione solo per sentire l'odoro di whisky e sigarette. Un'ora più tardi erano le quattro del mattino, ma loro erano stesi sul pavimento e guardavano il soffitto, e si dissero che alle quattro è ancora notte, e quindi è un buon momento per iniziare a dormire. "Potevi dormire a casa tua". "Non mi piace dormire da sola", aveva mormorato con le palpebre pesanti e la sensazione di sicurezza quieta di quando sei in una tana. Non era la prima volta che faceva i conti con una valutazione sbagliata. "Io non sono il tuo cazzo di albergo". Non se l'era presa. Si era addormentata chiedendosi se la gente che frequentava dicesse qualcosa anche di lei. "Vivere da ubriachi è una questione di onestà", aveva detto Paul prima di addormentarsi: "riconosci di non avere il controllo su alcuna cosa. Non hai il controllo sulla tua vita. Se vuoi il controllo, ti uccidi. Come muori è l'unica cosa che puoi davvero decidere. Se ti sbrighi".
"Se ti sbrighi ad ammazzarti."
Deve essere una questione di tempismo. Di bussare alla porta giusta nel momento giusto. Quando è stanca bussa alla porta di Dylan Khan. L'ultima volta lui le apre, si passa una mano sul volto e le dice: "ora non posso, Lee: ci vediamo domani". Lui non la chiama mai Lee. Dylan ti chiama Lee e tu ti trovi all'angolo di una strada a scorrere la rubrica del tuo c-pad, chiedendoti chi potrebbe essere ancora sveglio due ore prima dell'alba. Paul Carraway le ha detto: "devi avere una voragine dentro, se ti odi così tanto da non riuscire a stare sola con te stessa per cinque minuti". Una mattina si era svegliata e aveva sbirciato oltre lo spiraglio della porta che lui teneva sempre chiusa. "Nessuno entra nel mio studio". Era riuscita a vederlo seduto per terra, in contemplazione, con gli occhi pieni di terrore e lacrime e le mani aggrappate al whisky. "Se tu stai sempre solo, vuol dire che ti ami?". "Io non sono più qui da un pezzo". Non era riuscita a vedere ciò che contemplava.
"E' un attimo. Oltre il bordo di un grattacielo, in un mare tempestoso, d'inverno. Un passo nel vuoto e sei fuori di qui. Il coraggio basta averlo per cinque secondi".
Lee stringe Reid di nuovo, lo sente crepitare come la carta al fuoco. Gli preme la fronte contro la sua, le mani contro le tempie, caricandosi del suo dolore per tutto il tempo che può. Reid si placa e rilassa. La carne di lei inizia a vibrare scossa dai tremori e dal malore, dall'annebbiamento del metadone che non funziona, dai peccati da espiare per dire di essere una brava persona. Dura poco e la lascia stremata. Prima di addormentarsi pensa a quanto coraggio devi avere per disintossicarti una volta ogni due mesi. A quali colpe sta espiando Reid. Pensa che forse ha ragione Paul, quando dice non c'è più colpa più grande di essere vivi, perché stai rubando vita a persone che la meritano più di te. Lo dicono le statistiche, sostiene Paul: solo su Horyzon ogni giorno muoiono trentaseimila persone al giorno. Ogni giorno devono morire trentaseimila persone solo su Horyzon. "Credi davvero -, le ha chiesto Paul, - credi davvero di meritare di vivere più di tutte quelle trentaseimila persone che sono morte oggi?". Non puoi discutere con le statistiche. Lee si addormenta, ma prima di addormentarsi si chiede se prima di morire abbiano avuto tutti qualcuno steso accanto a loro.
"Una cosa che non vuoi fare mai più in vita tua"
"Dormire in una casa vuota".
"Una cosa che non vuoi fare mai più in vita tua"
"Dormire in una casa vuota".