15:03 Elian [corridoio] « è fuori dalla porta di casa di Sebastian (di nuovo) e questa volta non indugia prima di suonare il campanello. Ha abiti da viaggio: scarponi, pantaloni comodi, un maglione pesante e una giacca a vento impermeabile. Sulla spalla, un borsone pesante, pieno. Il taxi la aspetta in strada e al polso destro ha di nuovo, finalmente, la mala buddista in grani di ematite nera. I capelli sono disordinati: a quanto pare ha deciso di non sistemare il taglio, lasciandolo confuso e impreciso. Fa un sospiro e aspetta che la porta si apra. »
15:09 Sebastian [salotto] « La prima risposta al campanello che suona è un simpatico concerto canino. Seguito da una voce scura, sporcata da un lungo silenzio, che borbotta un » Sì, sì, ora apro, state buoni. « Lui, che non si aspettava visite, è vestito da casa: piedi nudi (anche in inverno, ma ci sono i pavimenti riscaldati), pantaloni sportivi e una maglia a maniche lunghe nera, leggermente sformata dall'uso. ha i capelli corti ma la barbetta un po' più lunga dell'ultima volta. Gli occhi chiari contornati dal livore di occhiaie sempre più inclementi e un paio di occhiali da vista sul naso. Apre la porta senza chiedere chi è, e quando se la trova di fronte resta per un lungo momento senza fiato. »
15:13 Elian [corridoio] « la porta si apre e lei solleva il capo, lo sguardo. Gli occhi chiari sono valutativi, incastonati in un'espressione benevolmente circospetta, tiepida. Le labbra accennano un sorriso sfuggente, timido. Deglutisce e rimane in silenzio pochi attimi. Si stringe nelle spalle, la mano destra avvolta attorno alla cinghia ruvida del borsone che ha in spalla. » posso entrare?
15:17 Sebastian [salotto] « I cani sono più reattivi di lui. Si infilano lesti tra di loro per strusciarsi sulle gambe di elian e salutarla scodinzolando, nel tempo che serve a lui per deglutire le emozioni salite impetuose a chiudergli la gola e il respiro. Ricambia il suo sguardo e lo accoglie nel proprio, regalandole l'ombra di una curva ancora piena di calore, incastrata all'angolo della bocca larga insieme a mille nuove rughe incise sulla pelle e nell'anima. Annuisce, una volta soltanto, ma gli occorre comunque un altro secondo, prima di potesri spostare di lato e stendere il braccio destro, richiamando la porta con sé per farle spazio. » Come sempre. « Può e potrà entrare. » Vieni.
15:21 Elian [interno] « nell'attesa, è paziente. Aspetta che Sebastian digerisca la sua presenza, le faccia posto. Entra lentamente, facendo solo due passi oltre la porta. Il sorriso si scalda quando si china sulle caviglie e accoglie tra le braccia i cani, accarezzandoli con un affetto sincero, quieto. Prende tra le dita il muso di Winston, un cane ormai anziano. Gli poggia le labbra sul naso in un bacio sfuggente, per poi alzare gli occhi su Sebastian. Si rimette in piedi, lentamente. Sospira. » non volevo andarmene senza... « la frase rimane in sospeso, poi si smarrisce. Si passa una mano tra i capelli disordinati. »
15:27 Sebastian [salotto] « Molto piano, chiude la porta alle spalle di Elian; chiude il mondo fuori da quello che -lo sa, ha visto il borsone- non può essere che un saluto. Si tiene in disparte, mentre lei saluta i cani. Zack, il più impetuoso di tutti, è stranamente quieto nel farle le feste: avverte nell'aria qualcosa di diverso. Lui la guarda. La avvolge in uno sguardo che è come una carezza, seguendola con gli occhi mentre si rialza e sorridendole, di una dolcezza malinconica e struggente quando la vede smarrirsi. Apre e chiude la bocca, inghiottendo chissà quale parola e chissà quale pensiero, prima di muoversi, lento, per avvicinarsi a lei. Molto quieto, con la delicatezza di cui sono capaci le sue mani ruvide, prova ad allungare le dita verso il suo viso. » It's okay...« mormora, rauco. La voce piena di emozioni ma ancora ferma, profonda come sempre. » Posso abbracciarti?
15:31 Elian [interno] « se nelle parole si smarrisce, nei gesti sembra stranamente presente: quando Sebastian allunga le dita al suo viso, lei solleva la mano e poggia il palmo contro il dorso di quella di lui, premendosela con delicatezza sulla guancia. Piega appena il capo di lato e chiude gli occhi, sospirando al fondo e permettendo a qualche nodo nel petto di sciogliersi. E' quieta, finalmente. Si passa la lingua tra le labbra. » aspetta. « gli chiede gentilmente, lasciando scivolare la mano lungo il suo braccio, tentando una carezza sulla punta delle dita che gli arrivi fino al gomito prima di dissiparsi. » ci sono delle cose che voglio dirti.
15:36 Sebastian [salotto] « Il contatto con lei - la sua mano prima e la guancia, poi- gli trasmette un'ondata di calore benefico che amplifica il respiro ed è come una carezza balsamica sul cuore. Si riempie gli occhi con il suo viso, ne imprime i lineamenti nella memoria con una tenacia e una vividezza mai così presenti come adesso. Inspira a fondo, ed il torace ampio si espande in quello che si rivela essere un sospiro più tremulo del previsto, quando gli arriva la sua richiesta. Annuisce, una volta soltanto. » sure...« mormora, rauco. La sua carezza sul braccio è un brivido dritto nel petto. L'ombra di un altro sorriso negli occhi umidi. » Ti ascolto. « corruga la fronte, l'istante dopo » Vuoi sederti? « le chiede, ma in realtà è ancora fermo di fronte a lei e tiene la mano sulla sua guancia, in una carezza prolungata che è pura accoglienza. »
15:41 Elian [interno] « scuote leggermente il capo: non vuole sedersi. Ma si sposta ugualmente scivolandogli al fianco. Cammina lentamente, cercando una finestra - la più vicina - a cui avvicinarsi, contro il cui muro poggiare la spalla. »non sto scappando. « lo dice con gentilezza sicura, mentre entrambe le mani si stringono attorno alla cinghia ruvida che le tiene sulla spalla la sacca riempita di poche cose, che racconta una storia tutta diversa. Sembra davvero sia tutto ciò che sta portando con sé: dei migliaia di libri, dei vestiti, le scarpe, i gioielli, gli oggetti che Sebastian le ha visto raccogliere in una vita di convivenza e condivisione, non c'è alcuna traccia. » anche se sto andando via. « sospira. E' l'inizio di un discorso. »
15:45 Sebastian [salotto] « Deglutisce, piano, soffiando un sospiro più pesante quando lei si sposta. Non fa nulla per fermarla: semplicemente, quieto come all'inizio, ritrae la mano ed il braccio lungo il fianco e la segue con lo sguardo, prima di muovere anche lui qualche passo. Non abbastanza per incidere di nuovo nel suo spazio personale, ma quanto basta per continuare a parlare -ad ascoltare- a bassa voce. le cuce addosso un'attenzione morbida, ma piena e avida di dettagli. Esamina il suo aspetto, il suo borsone, cerca di comprenderne l'espressione e la luce negli occhi. Freme, sfiata dalle narici un grumo di scetticismo che ingoia, nel percepirne la sicurezza. E dunque non commenta, si predispone semplicemente all'ascolto, tacitamente, con uno sguardo, invitandola ad andare avanti. »
15:51 Elian [interno] « tiene le braccia distese lungo i fianchi anche quando si poggia al lato della finestra, e attraverso la finestra vede nevicare. Rimane in silenzio per un po', con lo sguardo che si perde in una città bianca. » a Stalingrad nevicava sempre. « ricorda in maniera vaga, col tono di voce che in quella neve sembra disposto a perdersi. Lo recupera a fatica. » Summer. « Estate. Parla nel suo inglese pulito, apolide. Trovarle addosso una provenienza è impossibile: sembra quasi, ad ascoltarla, che Lee Chernenko sia cresciuta soltanto dentro se stessa, senza contaminazioni esterne. Deglutisce. » è nata a fine agosto, nel 2501, e avrei voluto chiamarla così. La infilarono nel circuito delle adozioni prima che potessi-- « il tono si perde, di nuovo. Assottiglia lo sguardo, serra le labbra. Ripete » non sto scappando.
15:58 Sebastian [salotto] « I cani, stranamente quieti, si allontanano, finendo con il sistemarsi uno accanto all'altro sul lungo divano grigio. Lui non se ne accorge nemmeno. L'unica cosa che vede è Elian. Tiene gli occhi su di lei; è completamente assorbito dalla sua presenza e dalla sua voce, così immerso nella concentrazione da rasentare uno stato contemplativo. Quando lei nomina Stalingrad, schiude la bocca ad un soffio privo di suono. Una sorpresa calda rende più liquido lo sguardo, dilata le pupille e intensifica l'azzurro dell'iride. Ascolta il resto in un religioso silenzio, concedendosi solo un respiro -solo uno- più profondo e lungo degli altri. Muove un passo di lato e uno in avanti, per trovarsi di fianco a lei e poterne scorgere il profilo contro il vetro battuto a tratti dai fiocchi di neve. Una ruga orizzontale compare a dividere la fronte come un taglio, spettro della condivisione profonda appena salita a inondargli non solo la gola ma anche gli occhi, più liquidi. Li chiude solo un attimo. Quando li riapre, guardandola, un sorriso ammaccato, sincero, sale a pungere la voce. »...stai andando a cercarla.
16:03 Elian [interno] « rimane a guardare fuori dalla finestra, almeno per un po'. Deve percepire il movimento di Sebastian, ma lascia che si specchi nella sua completa immobilità, almeno per qualche istante. In lei, straordinariamente, non c'è niente di inquieto - di irrequieto. Niente a scalpitarle sotto la pelle - niente che somigli a quell'intenso e primordiale istinto di fuga che Sebastian ha visto conquistarla mille volte. E' calma. E' serena. Lo è anche quando ruota il capo e alza su di lui occhi intensamente luminosi, scolpiti in un viso placido, su un sorriso simmetrico e sincero, seppur lieve. » yes. « sospira, solleva appena il mento. » and I thought that... maybe « "forse" lo dice con molta attenzione, incredibile cautela. » maybe she's been looking for me.
16:10 Sebastian [salotto] « Vederla così quieta, intuirne la calma e fiutare l'assenza di quell'istinto alla fuga già sentito centinaia di volte in lei, influisce sul suo stesso stato d'animo, concedendogli una quiete similare malgrado il turbine di emozioni turbolente annidate nel petto. La guarda, adagiandole sul viso occhi placidi, di un colore reso più vivo ed intenso per le pupille liquide ma ancora ferme, benché si facciano specchio per la luce di quel sorriso che vede sbocciare sulle sue labbra. Lo ricambia, con uno appena storto e foriero di rughe e fossette incastrate sotto la barba. Lo sbuffa piano dalle narici. » Yes. Probably she did. « schiarisce appena la voce, smuove le spalle per un brivido lungo la schiena. » They often do that.
16:14 Elian [interno] « il sorriso ha un guizzo acceso, orgoglioso - come se ci fosse vittoria nell'aver indovinato qualcosa di così semplice, e come se le parole di Sebastian bastassero a dire con certezza che sì, deve essere - per forza - così. Dura poco - non perché venga rimpiazzato da altri sentimenti, ma solo perché ogni cosa è destinata a durare poco addosso a Lee Chernenko. Sospira. Ruota il capo e lancia un'altra occhiata fuori dal vetro, ma non vi rimane. »quello che ho detto ieri... « si morde il labbro inferiore. Tentenna. »
16:19 Sebastian [salotto] « Il guizzo orgoglioso del suo sorriso gli si specchia negli occhi, punge il suo e lo allarga, così che le mostra per un istante una curva più aperta ed un sorriso buono e pieno, che fa guizzare le rughe anche oltre le stanghette degli occhiali che porta sul naso. Annuisce un paio di volte, come a tacita riconferma di quel che le ha appena detto. Poi, lei tentenna e lui le adagia sul viso uno sguardo più morbido, non meno attento di prima. » ...sì? « la invita a continuare, accogliente e placido come in fondo, con lei, è sempre stato. Non sembra voler indovinare: di cose ne hanno dette molte, entrambi. Le resta vicino, ma senza fare nulla, per ora, per dimnuire le distanze. le lascia il suo spazio. »
16:26 Elian [interno] « ci mette un po'. Ci ha sempre messo un po', a dire le cose - a volte di più. Tiene gli occhi chiari sul volto di Sebastian: le iridi azzurre brillano e sembrano quasi muoversi attorno a pupille nere e ferme. Inspira a fondo. » non era vero. « si passa la lingua tra le labbra. » sono stata altrove, in passato... e sarò altrove, tra poco. « non alza mai la voce più dell'indispensabile per farsi sentire. L'appartamento è silenzioso, e l'intera città che lo circonda sembra rimanere anche lei in silenzio - la città che li ha fatti rincontrare, che li ha accolti, che è crollata quasi letteralmente sulle loro teste e quella stessa città per la cui giustizia è arrivata lontanissima, ed è poi tornata -. » ma sono qui, adesso. Quando sono con te... sono con te. Sono qui. « lo ripete con una decisione ferma e un'intensità che le asciuga il tono riempiendolo di concretezza. » è sempre stato così.
16:34 Sebastian [salotto] « Attende. In silenzio. Dominando a fatica le emozioni, i timori e le sofferenze tutte annidate al centro del petto, in un grumo esplosivo sotto il quale il cuore potrebbe crollare da un momento all'altro. Attende e scivola nel silenzio senza metterle fretta; lo condivide con lei come hanno sempre fatto in passato e tiene gli occhi su di lei. Le pupille sono un mare liquido e tramente d'inchiostro, pronto a sgorgare da un momento all'altro. Miracolosamente, mantiene alta la diga anche quando le prime parole di Elian penetrano la sua coscienza, liberandogli -finalmente- un respiro pieno, privo di urgenza ma carico di altro. Annuisce. Prima una volta, piano, poi ancora e ancora, un po' più in fretta e sospirando quieto quando infine mormora, piano quanto lei » E' sempre stato così anche per me. « Altrettanto fermo, concreto e saldo. » Lo è ancora.
16:41 Elian [interno] « il suo sguardo diventa uno specchio lucido, che brilla di un dolore benevolo quando sorride. E sorride: con un affetto sincero, presente, che le riempie le guance e le alleggerisce in qualche modo il petto, il cuore. Non sembra voler dire nient'altro: chiude la bocca in quel sorriso ed espira un filo d'aria tremante dalle narici. E' lei a spostarsi per prima, questa volta: si spinge verso di lui, con un movimento solido. Prova ad alzare le braccia per raggiungergli le spalle, stringere i muscoli dietro la sua nuca e serrarlo in una morsa stretta e piena di energia. Lee non ha mai abbracciato con la pelle, ma con i muscoli. Lo fa anche adesso, con la gola annodata. »
16:48 Sebastian [salotto] « Lui, non può fare altro che accoglierla. Si lascia stringere, - ed un soffio d'aria gli sgorga dalle narici sotto la spinta di un sollievo quasi dolente, quando lei gli preme sul petto- piegandosi un poco con il busto per agevolarla mentre spalanca le braccia, per avvolgerla in una stretta altrettanto eloquente, altrettanto solida. La stringe come ha sempre fatto: con vigore, con tutto il sentimento che lo riempie ed invade ogni fibra del suo corpo rotto; lo stesso sentimento cucito nel sorriso che le affonda nel collo e tra i capelli, schiantandole sulla pelle la premura di un bacio silenzioso e la punta del naso, che si riempie del suo profumo. Le mani risalgono, una a premerle tra le scapole e l'altra ad iniettare dita ruvide tra i capelli sconvolti. E solo adesso, ad occhi chiusi, la gola serrata e il cuore che sembra scoppiargli nel petto, una lacrima silenziosa supera la diga stretta delle ciglia. »
16:53 Elian [interno] « lo stringe con tutta la forza del corpo, e Lee Chernenko di forza ne ha molta. Gliela scarica addosso senza risparmiarsi neanche per un attimo, senza indugiare o cercare compromessi, finché i muscoli non le fanno male. Solo in quel momento, quando continuare ad abbracciarlo le fa fisicamente male, piuttosto che allentare la presa fa per staccarsi da lui all'improvviso, tutto d'un colpo, con la stessa brutalità immediata con cui si stacca un cerotto. Nel movimento con cui si fa indietro, prova a schiantargli un ultimo, frettoloso bacio sulle labbra. »
17:01 Sebastian [salotto] « La ricambia con tutta la forza del suo corpo rotto -che ne ha ancora una buona riserva, nonostante tutto. Si concede a lei senza riserve, offrendole la profondità dei respiri che le infrange contro il petto ed esplorandone i capelli e il corpo con la mano a palmo aperto, quasi volesse ridipingerne l'essenza e memorizzarla prima di sentirla andare via. Quasi vacilla, quando lei lo lascia andare all'improvviso. Ma attende un istante a mollare la presa, così che quando lei prova a strappargli quel bacio, Sebastian ne chiede uno più intenso e meno frettoloso, prolungandolo fin quando possibile con la foga di un assetato che debba placare l'arsura del deserto. E solo dopo, solo dopo allenta piano l'abbraccio, lasciando scivolare le braccia sino a sfiorare le sue con le dita. » Vorrei poter venire con te « le mormora, la voce rotta dalle emozioni » Ma so che non è possibile. « Soggiunge, sorridendole quieto, intenso. » Ci sono cose che dobbiamo fare...da soli. « tira su col naso, schiarisce appena la voce e cerca di prenderle piano le mani tra le sue. » Ma per qualsiasi cosa. Sarò qui. Fammi sapere che stai bene, ogni tanto. E cercarmi, in qualsiasi momento, se dovessi avere bisogno di me.
17:06 Elian [interno] « lui le strappa un bacio più intenso che le incastra lacrime nelle ciglia. Se le spazza via dagli occhi rapidamente, un attimo dopo, quando è già tornata sulla pianta dei piedi e sta oscillando di un passo all'indietro. Non dice niente, non sembra voler dire niente. Invece di lasciarsi prendere le mani, è lei a prendere quelle di Sebastian indelicatamente - in modo da poterle stringere forte » in questa vita. « e in modo da poterle lasciare all'improvviso, un attimo dopo. » o nelle prossime cento. « tira su col naso e sorride piano, con la gola annodata. Si passa di nuovo un palmo sul viso. Lo guarda più intensamente - per l'ultima volta? - e poi, cavalcando un momento di coraggio che rischia di sgretolarsi sotto i propri piedi, passa accanto a lui e si spinge in avanti, cercando di guadagnare la porta. »
17:13 Sebastian [salotto] « Allarga un sorriso buono, pieno di affetto e malinconia, ricambiando la stretta delle sue mani -e anche l'indelicatezza. Lacrime riottose bagnano le ciglia e s'intuiscono sotto le lenti, solcare le guance ispide e sparire nella barba ramata. » In questa vita « le ripete, ritrovandosi poi le mani vuote, ma ancora bollenti per il contatto condiviso. » e nelle prossime cento. « E. Cambia la congiunzione, come se una parte di lui vivesse nella certezza che questo non sia un addio, ma solo un arrivederci, per David e Lee. Ricambia ogni sguardo e deglutisce un grumo di fiato ed emozioni troppo toste per mandarle giù in una volta soltanto. Poi, quando lei gli sfila accanto, lotta con se stesso per non fermarla. »
17:17 Elian [interno] « imbocca la porta rapidamente, richiudendosela alle spalle con la fretta di chi ha il cuore che corre in direzione opposta ai piedi. E' precipitosa nel percorrere il corridoio, è precipitosa nello scendere decine di piani di scale a piedi, saltando i gradini tre a tre, ed è precipitosa nell'infilarsi nel taxi che la sta aspettando - è precipitosa addirittura nel chiudere lo sportello della macchina -. E' ancora lì, con Gray - con David -, lo sarà ancora per un po', finché non lo sarà più. Finché non sarà altrove. »
17:23 Sebastian [salotto] « La guarda andare -correre?- via. Ed ogni passo che li allontana è una nuova ferita al cuore, lo riempie di una malinconia dolorosa e benevola al tempo stesso, lasciandogli una manciata di certezze e di speranze cui aggrapparsi, mentre già la nostalgia di lei gli falcia il respiro e ancora gli sembra di sentirne il calore tra le dita e vederne il miele dei capelli scompigliati e il sorriso luminoso e gli occhi colmi di lacrime, anche quando la porta è già chiusa da un pezzo e lei è già lontana, diretta chissà dove. Quando se ne rende conto si volta, apre la vetrata ed esce sul terrazzo, a piedi nudi nella neve, solo in tempo per vedere un taxi allontanarsi e avvertire il peso delle lacrime congelarglisi sul viso. »