giovedì 2 aprile 2015

like a flipping coin *


Aprile 2517
Orbita di Berishan.
- Non essere geloso.
Dylan spinse le labbra contro la sua spalla nuda, esausto. Gliela baciò e poi la morse, facendola ridere. Scosse il capo con fastidio quando lei intrecciò le dita nei suoi boccoli neri, cercando di nascondere quanto più il viso, nella speranza di non essere ai suoi occhi così atrocemente trasparente. Gliel'aveva detto, che non lo sarebbe stato.
- Non essere geloso.
Lui si voltò scocciato, lei lo riacchiappò prima che potesse mettere un solo piede per terra, ritrascinandogli le scapole sul cuscino bitorzoluto della brandina. L'ennesima brandina dell'ennesima cabina dell'ennesima nave cargo su cui si erano imbarcati, alla ricerca di una quindicenne prima, di una storia poi, di un uomo infine. Neanche Lee era sicura di cosa stesse cercando esattamente, ma la sua fede cieca la portava a credere che l'avrebbe trovato.
- Sei l'unica persona al mondo che oserebbe chiederlo, in una situazione del genere.
- Perché?
- Perché ti sto seguendo mentre giri come una trottola alla ricerca di un coglione con cui... con cui cosa? Devi passare il resto dei tuoi giorni? Non l'ho ancora capito.
Lei gli si infilò molestamente nel gomito.
- Il resto dei miei giorni lo passerò con te. 
- Certo.
- Davvero. Sei il mio migliore amico, il mio compagno, il mio collega, il mio complice. E non posso vivere senza te.
- E tu sei il mio breviario di frasi fatte.
- Sei anche il mio comico preferito.
- E lui?
Glielo chiese senza inquisizione nel tono, ma sperava di trovarla in difficoltà. Lei però sorrise con la dolcezza della rassegnazione buona - dell'accettazione.
- Lui è l'amore della mia vita.
- Quindi?
- Quindi potrei vivere senza di lui - ponderò lei - ma preferirei non farlo.

* * *

Aprile 2517
Afghana, Berishan

- You must be fucking kidding me.
Summer roteò gli occhi al cielo: non era la prima volta che quella ragazzina che giurava di essere sua madre strappava una reazione simile a un "vecchio amico". 

Paul Carraway si trasse gli occhiali da vista e li poggiò sulla scrivania della cattedra accanto a cui era in piedi. Di fronte a lui, ventidue quindicenni sgranarono gli occhi sorpresi dall'espressione tanto colorita del loro supplente di letteratura anglo-cinese.
- Vedi, - illustrò Lee, candidamente - questo è l'aspetto che ha una scuola del Core. 
Summer si sporse dalla porta, guardò i suoi coetanei e disse: bella merda
- Bella merda - concordò un ragazzino in seconda fila.
Paul, capacità di reazione compromessa da anni e anni di alcolismo, ci mise un po' a decidere di trascinare la vecchia amica fuori dall'aula, richiudendosi la porta alle spalle. Lee sorrideva con un'estasi eccitata e un'allegria che aveva più volte fatto chiedere a Summer se non avesse qualche lesione cerebrale.
- Plagi giovani menti adesso?
- Che diavolo ci fai qui?
- Scherzo: ho sempre pensato saresti stato un insegnante meraviglioso.
- Sei una cazzo di sociopatica del c--
- A che punto del programma siete? 
- Devi andare via.
- Gliela insegni la letteratura del Rim?
- Ta ma de Lee, sto vivendo a casa dei miei genitori - a quarant'anni, cazzo - e facendo questo lavoro di merda perché l'ultima volta che ti ho visto hai dato fuoco al mio appartamento. 
- E ha funzionato, no?
- Cosa?
- Hai una cera migliore dell'ultima volta.
Summer, assistito all'intero scambio, si spalmò una mano in faccia e iniziò a chiedersi che razza di gente l'avesse messa al mondo.
- Cosa vuoi?
- Salutarti.
- Cosa vuoi?
- Betts è in giro?
- In-- mi stai prendendo in giro?
- No. 
- Gray ha mollato tutto ed è andato a cercare te.
- E non ad Afghana?
- No.
Lee sospirò, oscillò lo sguardo su una Summer esausta. Paul, indotto a deviare l'attenzione, guardò anche lui la ragazzina.
- E questa chi è?
- Mia figlia, Summer Chernenko.
- Summer Hart - corresse lei.
- Ma quale Hart, non sei mica un'orfana.
- Non abbiamo ancora deciso se prenderò il vostro cognome. 
- Mica il nostro, il mio.
- Se prendo il cognome di qualcuno prendo Draznek.
- Nonsense. 
Paul osservò lo scambio assolutamente frastornato.
- Senti - riprese a parlare lui - ti do il contatto di Gray. Anzi, te lo chiamo, gli dico di venire qui. Basta che ti togli di mezzo.
- Oh, no, grazie, non serve: lo sto cercando.
- Ti dico che lo contatto...
- No, non hai capito: è una cosa che sto facendo.
- Cercarlo.
- Sì.
- Non ho capito.
- Che se è destino lo troverò, non serve che lo chiami.
- Mi prendi per il culo? - intervenne Summer indelicatamente - chiamalo e chiudi questa cazzo di storia.
- Ma tanto adesso andremo a Blackrock: confido di trovarlo lì.
- A Blackrock? Perché a Blackrock?
- Per l'Orinoco.
- L'oriche?
- Il fiume sotterraneo leggendario...
- Lee!
Paul alzò la voce, esasperato. Summer borbottò e se ne andò via scocciata, Lee gli rivolse invece un sorriso dolce, pieno di scuse volatili.
- Stai davvero bene.
Le spalle di Paul si arresero. Era la verità.
- Dai, vattene.
Lee si sporse e gli diede un bacio sulla guancia.
- Un giorno ripasso -, lo minacciò.