Dylan l'ha vista sotto la neve cento volte e cento volte l'ha vista andare via sotto la neve, sotto la neve sciogliersi e nascondersi e fuggire, e l'ha capito troppo tardi che la neve aveva l'odore di Stalingrad, e ha passato cento anni a chiedersi perché fuggisse Gao Shì bianca, la più bella Gao Shì che lui abbia mai visto, con i fiori di pesco gelati. Sotto la neve. Sotto la neve lei lo aspetta e sotto la neve lui la vede lontana cinque metri, lontana mille parsec, lontana la distanza della strada e lontana lo spazio che separa Horyzon dalla Terra-che-fu. Ha un borsone in spalla (il borsone dice: vado via), il cappotto pesante (il cappotto dice: vado via), il sorriso sfuggente (il sorriso dice: vado via). Lui non è sorpreso. E' andata via cento volte sotto la neve e cento volte lui le ha guardato le spalle. Ora le guarda il viso, e attraversa la strada. Si ferma davanti a lei e non dice niente. Lascia che sia lei a parlare, come cento volte prima di quella.
- Horyzon ha esaurito le prospettive, per me. Non sono riuscita a costruire la prima agenzia stampa del sistema Central, a quanto pare, e sembra che ormai in città sappiano tutti che Lee Chernenko porti guai. Non così strano, no? Ad ogni modo, niente di cui preoccuparsi troppo. Sono stata senza una casa, questi giorni, pensavo di cercare un nuovo appartamento... mi sembra di aver vissuto ovunque a Cap City, sai? A Dogtown, a Bruckner, al quartiere dei Sultani... e dopo che ci passi tutto questo tempo, inizi a renderti conto che in fondo è una città minuscola. Non ti sembra una città minuscola? Se l'avessi girata quanto me ti sembrerebbe una città minuscola, fidati. Ho visto ogni festa, ogni locale, ogni teatro, per i ricchi e per i poveri. Se è la città che non dorme mai, io sono rimasta in piedi con lei. Ma è solo una città... le città hanno mura. Ed è stata una città importante, davvero, lo sono state le persone che ci ho incontrato. Non pensare che sia perché non le ami, che sia perché non mi ci sono innamorata, a Capital City. Potrei farti una lista. Il primo è stato Jules, al locale di jazz - ci ho passato le ore a sentirlo suonare il sassofono. Mi sono innamorata di illustri Yiji della Shouye quando erano ancora xinshou e mi sono innamorata di buone amiche che mi hanno drenato acqua avvelenata dai polmoni, di piloti, e di disadattati, di soldati e di criminali, ti giuro, e mi sono innamorata di Gray, mi sono innamorata di Gray come si innamorano i pazzi, e tu lo sai. Mi sono innamorata di chi mi ha tradito e chi se ne è andato prima di me, di Adila che è sparita e di suo figlio, suo figlio ho continuato ad andare a trovarlo ogni settimana, quando ero in città, e dovresti vedere quanto è sveglio, quanto mi conosce e quanto è capace di prevedere le mie mosse. Mi sono innamorata di uomini un po' smarriti e delle loro figlie (di Mal, di Drake). E non ce ne è uno solo che vorrei non aver incontrato, ma non si può vivere riflettendosi negli altri.
Dylan l'ha vista sotto la neve cento volte, cento volte l'ha ascoltata sotto la neve e cento volte ha annuito (e annuisce anche adesso) guardando da un'altra parte e dicendo cose di cui si sarebbe pentito più tardi.
- Ti auguro ogni fortuna, Lynn.
Cento volte sotto la neve ha smesso di ascoltarla sperando semplicemente se ne andasse, fuggisse, strappasse il cerotto e corresse via lasciandolo con un dolore rapido che rapidamente si sarebbe affievolito. La verità è che vivere senza Lee Chernenko è diventata ormai un'abitudine.
- Lo so che hai addosso uno strano senso di deja vu, che non mi hai perdonato, che avresti voluto ti dicessi più cose, ti raccontassi più cose, ti spiegassi perché alcune poesie mi facevano piangere come se fossero in grado di staccarmi il cuore a bocconi. So che sei fiero di te, tutto sommato, che hai costruito molto, che non vorresti rinunciare a ciò che hai costruito, alla carriera, alle news. Non ci hai mai voluto rinunciare. Ti ricordi quando partii per la guerra, e allo spazioporto ti dissi: vieni con me? Ma non avevi un visto valido e avevi appena iniziato a lavorare per gli affari interni della Xinhion Gazette? E ti ricordi, quasi cinque anni dopo, a Berishan, ti ho detto che sarei andata nel Rim, e mi hai chiesto di restare, e io ti ho detto: vieni con me, e tu mi hai chiesto dove, e io ti ho risposto che non lo sapevo, e tu mi hai detto che non era abbastanza, che dovevi prenderti cura di tua madre? E quella lettera che ti inviai da Maracay, in cui ti scrivevo che i cartelli si stavano facendo la guerra ed era una storia da raccontare, e di venire a raccontarla con me?
Dylan sospira, scuote il capo, guarda altrove. Cinquanta volte ha guardato a destra e cinquanta volte ha guardato a sinistra, ma mai neanche una volta di fronte a sé (cento occasioni perse). Ma lei continua, col coraggio degli incoscienti.
- E ti ricordi quando finalmente fosti tu a chiedermi di venire con te, di seguirti, e non sapevi dove? Eri seduto e avevi le spalle arrese, eri ferito e sconfitto, e volevi sentirti per una volta padrone del tuo destino là dove il dominio sul tuo destino ti era stato sottratto, là dove tua madre era morta lentamente e soffrendo e là dove degli sconosciuti ti avevano quasi ucciso nel crollo di un grattacielo altissimo sulle tue ossa, e avevi bisogno di andare via, ma con me, e mi hai chiesto di seguirti e io ti ho detto resta, aspetta, ho cose da fare qui, era la prima volta che eri tu a chiedermi di fuggire con te e la prima volta che ero io quella che aveva bisogno di restare, di lavorare fino allo sfinimento, di consumarsi nella sua ossessione. Per anni ci siamo detti che "questa è l'acqua", ma non parlavamo solo delle nostre storie: non parlavamo solo della guerra, dei complotti, dei motivi della cacciata del nostro rettore decretata dal senato accademico o dello scandalo Alcalix, dell'omicidio di Stephàn Cordier, dei titoli della Central Space Railways schizzati in alto senza preavviso... parlavamo della nostra storia, di me e te, e l'ho capito adesso che eravamo al centro dell'oceano e chi chiedevamo cosa fosse l'acqua. Ascoltami. Mi stai ascoltando?
Lee fa un passo avanti. Non lo tocca, ma invade il suo spazio in un modo che lo riscuote bruscamente dall'assenza sfuggente in cui si era immerso. Ha sempre avuto gli occhi blu, non erano azzurri? Mi ha sempre guardato con questi occhi blu? Cosa mi sta dicendo con questi occhi blu e il respiro corto?
- Non ti sto dicendo di amarmi, di stringermi e baciarmi, non ti sto promettendo di sposarti e non ti sto chiedendo di rimanere al mio fianco per il resto della tua vita: ti sto chiedendo solo di vivere la più grande avventura della nostra vita - insieme. Sei il mio migliore amico, lo sei sempre stato. Vieni con me.
Questa è l'acqua.
- Non hai niente a tenerti qui. Tua madre è morta, il tuo lavoro perso, l'appartamento non è tuo. E niente trattiene me: ho il cuore leggero e la mente pulita, te lo giuro, e tutto quello che potevo fare in questa città... l'ho fatto. Non dirmi di no. Se mi dirai di no ci rivedremo tra due, tra cinque, forse tra dieci anni, e tra dieci anni te lo chiederò ancora, te lo chiederò meglio. Ma sono due, cinque, dieci anni che non voglio passare chiedendomi se ti ritroverò ancora al mio ritorno. A nuotare nell'oceano chiedendomi cosa sia l'acqua.
Questa è l'acqua.
- Adesso so che questa è l'acqua. Guardami. Lo so.
Cento volte se ne è andata sotto la neve e cento volte lui l'ha guardata andare via, ha aspettato che il dolore svanisse rapido come un cerotto strappato che non lascia ferite permanenti, non lascia tagli né sangue, non lascia carne esposta o pelle sbucciata. Cento volte è tornato a casa e ha aperto una bottiglia di scotch mentre fuori nevicava, cento volte ha acceso l'holodeck e si è messo a lavorare, si è ubriacato e ha lavorato, e il giorno dopo non faceva più male, era già passato, era già dimenticato o nascosto sul fondo del cranio, là dove risiedono solo i sogni che arrivano alla mattina sfocati, inafferrabili. Cento volte ha aperto le dita e l'ha lasciata sfuggire come l'acqua tra le nocche, cento volte si è detto che come l'acqua era inafferrabile, imprevedibile, un azzardo senza sicurezze, un salto nel vuoto quando il suo istinto gli inchiodava i piedi al suolo. Cento volte, sotto la neve.
Dylan le scruta il viso, ne decifra l'attesa colma di impazienza. In silenzio, si passa una mano tra i capelli neri e alza lo sguardo al cielo buio, distante. Solleva il palmo destro e lo rivolge alle nuvole, cercando di raccogliere almeno un fiocco di neve da mettersi in tasca. Cento volte, sotto la neve, ma la mano rimane vuota.
- Guarda.Le dice dopo un istante.
- Ha iniziato a piovere.



