sabato 3 gennaio 2015

like Eddie and Lee



Dylan l'ha vista sotto la neve cento volte e cento volte l'ha vista andare via sotto la neve, sotto la neve sciogliersi e nascondersi e fuggire, e l'ha capito troppo tardi che la neve aveva l'odore di Stalingrad, e ha passato cento anni a chiedersi perché fuggisse Gao Shì bianca, la più bella Gao Shì che lui abbia mai visto, con i fiori di pesco gelati. Sotto la neve. Sotto la neve lei lo aspetta e sotto la neve lui la vede lontana cinque metri, lontana mille parsec, lontana la distanza della strada e lontana lo spazio che separa Horyzon dalla Terra-che-fu. Ha un borsone in spalla (il borsone dice: vado via), il cappotto pesante (il cappotto dice: vado via), il sorriso sfuggente (il sorriso dice: vado via). Lui non è sorpreso. E' andata via cento volte sotto la neve e cento volte lui le ha guardato le spalle. Ora le guarda il viso, e attraversa la strada. Si ferma davanti a lei e non dice niente. Lascia che sia lei a parlare, come cento volte prima di quella. 
- Horyzon ha esaurito le prospettive, per me. Non sono riuscita a costruire la prima agenzia stampa del sistema Central, a quanto pare, e sembra che ormai in città sappiano tutti che Lee Chernenko porti guai. Non così strano, no? Ad ogni modo, niente di cui preoccuparsi troppo. Sono stata senza una casa, questi giorni, pensavo di cercare un nuovo appartamento... mi sembra di aver vissuto ovunque a Cap City, sai? A Dogtown, a Bruckner, al quartiere dei Sultani... e dopo che ci passi tutto questo tempo, inizi a renderti conto che in fondo è una città minuscola. Non ti sembra una città minuscola? Se l'avessi girata quanto me ti sembrerebbe una città minuscola, fidati. Ho visto ogni festa, ogni locale, ogni teatro, per i ricchi e per i poveri. Se è la città che non dorme mai, io sono rimasta in piedi con lei. Ma è solo una città... le città hanno mura. Ed è stata una città importante, davvero, lo sono state le persone che ci ho incontrato. Non pensare che sia perché non le ami, che sia perché non mi ci sono innamorata, a Capital City. Potrei farti una lista. Il primo è stato Jules, al locale di jazz - ci ho passato le ore a sentirlo suonare il sassofono. Mi sono innamorata di illustri Yiji della Shouye quando erano ancora xinshou e mi sono innamorata di buone amiche che mi hanno drenato acqua avvelenata dai polmoni, di piloti, e di disadattati, di soldati e di criminali, ti giuro, e mi sono innamorata di Gray, mi sono innamorata di Gray come si innamorano i pazzi, e tu lo sai. Mi sono innamorata di chi mi ha tradito e chi se ne è andato prima di me, di Adila che è sparita e di suo figlio, suo figlio ho continuato ad andare a trovarlo ogni settimana, quando ero in città, e dovresti vedere quanto è sveglio, quanto mi conosce e quanto è capace di prevedere le mie mosse. Mi sono innamorata di uomini un po' smarriti e delle loro figlie (di Mal, di Drake). E non ce ne è uno solo che vorrei non aver incontrato, ma non si può vivere riflettendosi negli altri. 
Dylan l'ha vista sotto la neve cento volte, cento volte l'ha ascoltata sotto la neve e cento volte ha annuito (e annuisce anche adesso) guardando da un'altra parte e dicendo cose di cui si sarebbe pentito più tardi. 
- Ti auguro ogni fortuna, Lynn.
Cento volte sotto la neve ha smesso di ascoltarla sperando semplicemente se ne andasse, fuggisse, strappasse il cerotto e corresse via lasciandolo con un dolore rapido che rapidamente si sarebbe affievolito. La verità è che vivere senza Lee Chernenko è diventata ormai un'abitudine.
- Lo so che hai addosso uno strano senso di deja vu, che non mi hai perdonato, che avresti voluto ti dicessi più cose, ti raccontassi più cose, ti spiegassi perché alcune poesie mi facevano piangere come se fossero in grado di staccarmi il cuore a bocconi. So che sei fiero di te, tutto sommato, che hai costruito molto, che non vorresti rinunciare a ciò che hai costruito, alla carriera, alle news. Non ci hai mai voluto rinunciare. Ti ricordi quando partii per la guerra, e allo spazioporto ti dissi: vieni con me? Ma non avevi un visto valido e avevi appena iniziato a lavorare per gli affari interni della Xinhion Gazette? E ti ricordi, quasi cinque anni dopo, a Berishan, ti ho detto che sarei andata nel Rim, e mi hai chiesto di restare, e io ti ho detto: vieni con me, e tu mi hai chiesto dove, e io ti ho risposto che non lo sapevo, e tu mi hai detto che non era abbastanza, che dovevi prenderti cura di tua madre? E quella lettera che ti inviai da Maracay, in cui ti scrivevo che i cartelli si stavano facendo la guerra ed era una storia da raccontare, e di venire a raccontarla con me?
Dylan sospira, scuote il capo, guarda altrove. Cinquanta volte ha guardato a destra e cinquanta volte ha guardato a sinistra, ma mai neanche una volta di fronte a sé (cento occasioni perse). Ma lei continua, col coraggio degli incoscienti.
- E ti ricordi quando finalmente fosti tu a chiedermi di venire con te, di seguirti, e non sapevi dove? Eri seduto e avevi le spalle arrese, eri ferito e sconfitto, e volevi sentirti per una volta padrone del tuo destino là dove il dominio sul tuo destino ti era stato sottratto, là dove tua madre era morta lentamente e soffrendo e là dove degli sconosciuti ti avevano quasi ucciso nel crollo di un grattacielo altissimo sulle tue ossa, e avevi bisogno di andare via, ma con me, e mi hai chiesto di seguirti e io ti ho detto resta, aspetta, ho cose da fare qui, era la prima volta che eri tu a chiedermi di fuggire con te e la prima volta che ero io quella che aveva bisogno di restare, di lavorare fino allo sfinimento, di consumarsi nella sua ossessione. Per anni ci siamo detti che "questa è l'acqua", ma non parlavamo solo delle nostre storie: non parlavamo solo della guerra, dei complotti, dei motivi della cacciata del nostro rettore decretata dal senato accademico o dello scandalo Alcalix, dell'omicidio di Stephàn Cordier, dei titoli della Central Space Railways schizzati in alto senza preavviso... parlavamo della nostra storia, di me e te, e l'ho capito adesso che eravamo al centro dell'oceano e chi chiedevamo cosa fosse l'acqua. Ascoltami. Mi stai ascoltando?
Lee fa un passo avanti. Non lo tocca, ma invade il suo spazio in un modo che lo riscuote bruscamente dall'assenza sfuggente in cui si era immerso. Ha sempre avuto gli occhi blu, non erano azzurri? Mi ha sempre guardato con questi occhi blu? Cosa mi sta dicendo con questi occhi blu e il respiro corto? 
- Non ti sto dicendo di amarmi, di stringermi e baciarmi, non ti sto promettendo di sposarti e non ti sto chiedendo di rimanere al mio fianco per il resto della tua vita: ti sto chiedendo solo di vivere la più grande avventura della nostra vita - insieme. Sei il mio migliore amico, lo sei sempre stato. Vieni con me.
Questa è l'acqua.
- Non hai niente a tenerti qui. Tua madre è morta, il tuo lavoro perso, l'appartamento non è tuo. E niente trattiene me: ho il cuore leggero e la mente pulita, te lo giuro, e tutto quello che potevo fare in questa città... l'ho fatto. Non dirmi di no. Se mi dirai di no ci rivedremo tra due, tra cinque, forse tra dieci anni, e tra dieci anni te lo chiederò ancora, te lo chiederò meglio. Ma sono due, cinque, dieci anni che non voglio passare chiedendomi se ti ritroverò ancora al mio ritorno. A nuotare nell'oceano chiedendomi cosa sia l'acqua.
Questa è l'acqua.
- Adesso so che questa è l'acqua. Guardami. Lo so.
Cento volte se ne è andata sotto la neve e cento volte lui l'ha guardata andare via, ha aspettato che il dolore svanisse rapido come un cerotto strappato che non lascia ferite permanenti, non lascia tagli né sangue, non lascia carne esposta o pelle sbucciata. Cento volte è tornato a casa e ha aperto una bottiglia di scotch mentre fuori nevicava, cento volte ha acceso l'holodeck e si è messo a lavorare, si è ubriacato e ha lavorato, e il giorno dopo non faceva più male, era già passato, era già dimenticato o nascosto sul fondo del cranio, là dove risiedono solo i sogni che arrivano alla mattina sfocati, inafferrabili. Cento volte ha aperto le dita e l'ha lasciata sfuggire come l'acqua tra le nocche, cento volte si è detto che come l'acqua era inafferrabile, imprevedibile, un azzardo senza sicurezze, un salto nel vuoto quando il suo istinto gli inchiodava i piedi al suolo. Cento volte, sotto la neve.

Dylan le scruta il viso, ne decifra l'attesa colma di impazienza. In silenzio, si passa una mano tra i capelli neri e alza lo sguardo al cielo buio, distante. Solleva il palmo destro e lo rivolge alle nuvole, cercando di raccogliere almeno un fiocco di neve da mettersi in tasca. Cento volte, sotto la neve, ma la mano rimane vuota.
- Guarda.
Le dice dopo un istante.
- Ha iniziato a piovere. 

Lee Chernenko e Dylan Jamison Khan, dieci anni fa.
O forse domani. 

like summer



15:03 Elian [corridoio]   « è fuori dalla porta di casa di Sebastian (di nuovo) e questa volta non indugia prima di suonare il campanello. Ha abiti da viaggio: scarponi, pantaloni comodi, un maglione pesante e una giacca a vento impermeabile. Sulla spalla, un borsone pesante, pieno. Il taxi la aspetta in strada e al polso destro ha di nuovo, finalmente, la mala buddista in grani di ematite nera. I capelli sono disordinati: a quanto pare ha deciso di non sistemare il taglio, lasciandolo confuso e impreciso. Fa un sospiro e aspetta che la porta si apra. »

15:09 Sebastian [salotto]   « La prima risposta al campanello che suona è un simpatico concerto canino. Seguito da una voce scura, sporcata da un lungo silenzio, che borbotta un » Sì, sì, ora apro, state buoni. « Lui, che non si aspettava visite, è vestito da casa: piedi nudi (anche in inverno, ma ci sono i pavimenti riscaldati), pantaloni sportivi e una maglia a maniche lunghe nera, leggermente sformata dall'uso. ha i capelli corti ma la barbetta un po' più lunga dell'ultima volta. Gli occhi chiari contornati dal livore di occhiaie sempre più inclementi e un paio di occhiali da vista sul naso. Apre la porta senza chiedere chi è, e quando se la trova di fronte resta per un lungo momento senza fiato. »

15:13 Elian [corridoio]   « la porta si apre e lei solleva il capo, lo sguardo. Gli occhi chiari sono valutativi, incastonati in un'espressione benevolmente circospetta, tiepida. Le labbra accennano un sorriso sfuggente, timido. Deglutisce e rimane in silenzio pochi attimi. Si stringe nelle spalle, la mano destra avvolta attorno alla cinghia ruvida del borsone che ha in spalla. » posso entrare?

15:17 Sebastian [salotto]   « I cani sono più reattivi di lui. Si infilano lesti tra di loro per strusciarsi sulle gambe di elian e salutarla scodinzolando, nel tempo che serve a lui per deglutire le emozioni salite impetuose a chiudergli la gola e il respiro. Ricambia il suo sguardo e lo accoglie nel proprio, regalandole l'ombra di una curva ancora piena di calore, incastrata all'angolo della bocca larga insieme a mille nuove rughe incise sulla pelle e nell'anima. Annuisce, una volta soltanto, ma gli occorre comunque un altro secondo, prima di potesri spostare di lato e stendere il braccio destro, richiamando la porta con sé per farle spazio. » Come sempre. « Può e potrà entrare. » Vieni.

15:21 Elian [interno]   « nell'attesa, è paziente. Aspetta che Sebastian digerisca la sua presenza, le faccia posto. Entra lentamente, facendo solo due passi oltre la porta. Il sorriso si scalda quando si china sulle caviglie e accoglie tra le braccia i cani, accarezzandoli con un affetto sincero, quieto. Prende tra le dita il muso di Winston, un cane ormai anziano. Gli poggia le labbra sul naso in un bacio sfuggente, per poi alzare gli occhi su Sebastian. Si rimette in piedi, lentamente. Sospira. » non volevo andarmene senza... « la frase rimane in sospeso, poi si smarrisce. Si passa una mano tra i capelli disordinati. »

15:27 Sebastian [salotto]   « Molto piano, chiude la porta alle spalle di Elian; chiude il mondo fuori da quello che -lo sa, ha visto il borsone- non può essere che un saluto. Si tiene in disparte, mentre lei saluta i cani. Zack, il più impetuoso di tutti, è stranamente quieto nel farle le feste: avverte nell'aria qualcosa di diverso. Lui la guarda. La avvolge in uno sguardo che è come una carezza, seguendola con gli occhi mentre si rialza e sorridendole, di una dolcezza malinconica e struggente quando la vede smarrirsi. Apre e chiude la bocca, inghiottendo chissà quale parola e chissà quale pensiero, prima di muoversi, lento, per avvicinarsi a lei. Molto quieto, con la delicatezza di cui sono capaci le sue mani ruvide, prova ad allungare le dita verso il suo viso. » It's okay...«  mormora, rauco. La voce piena di emozioni ma ancora ferma, profonda come sempre. » Posso abbracciarti?

15:31 Elian [interno]   « se nelle parole si smarrisce, nei gesti sembra stranamente presente: quando Sebastian allunga le dita al suo viso, lei solleva la mano e poggia il palmo contro il dorso di quella di lui, premendosela con delicatezza sulla guancia. Piega appena il capo di lato e chiude gli occhi, sospirando al fondo e permettendo a qualche nodo nel petto di sciogliersi. E' quieta, finalmente. Si passa la lingua tra le labbra. » aspetta. « gli chiede gentilmente, lasciando scivolare la mano lungo il suo braccio, tentando una carezza sulla punta delle dita che gli arrivi fino al gomito prima di dissiparsi. » ci sono delle cose che voglio dirti.

15:36 Sebastian [salotto]   « Il contatto con lei - la sua mano prima e la guancia, poi- gli trasmette un'ondata di calore benefico che amplifica il respiro ed è come una carezza balsamica sul cuore. Si riempie gli occhi con il suo viso, ne imprime i lineamenti nella memoria con una tenacia e una vividezza mai così presenti come adesso. Inspira a fondo, ed il torace ampio si espande in quello che si rivela essere un sospiro più tremulo del previsto, quando gli arriva la sua richiesta. Annuisce, una volta soltanto. » sure...« mormora, rauco. La sua carezza sul braccio è un brivido dritto nel petto. L'ombra di un altro sorriso negli occhi umidi. » Ti ascolto. « corruga la fronte, l'istante dopo » Vuoi sederti? « le chiede, ma in realtà è ancora fermo di fronte a lei e tiene la mano sulla sua guancia, in una carezza prolungata che è pura accoglienza. »

15:41 Elian [interno]   « scuote leggermente il capo: non vuole sedersi. Ma si sposta ugualmente scivolandogli al fianco. Cammina lentamente, cercando una finestra - la più vicina - a cui avvicinarsi, contro il cui muro poggiare la spalla. »non sto scappando. « lo dice con gentilezza sicura, mentre entrambe le mani si stringono attorno alla cinghia ruvida che le tiene sulla spalla la sacca riempita di poche cose, che racconta una storia tutta diversa. Sembra davvero sia tutto ciò che sta portando con sé: dei migliaia di libri, dei vestiti, le scarpe, i gioielli, gli oggetti che Sebastian le ha visto raccogliere in una vita di convivenza e condivisione, non c'è alcuna traccia. » anche se sto andando via. « sospira. E' l'inizio di un discorso. »

15:45 Sebastian [salotto]   « Deglutisce, piano, soffiando un sospiro più pesante quando lei si sposta. Non fa nulla per fermarla: semplicemente, quieto come all'inizio, ritrae la mano ed il braccio lungo il fianco e la segue con lo sguardo, prima di muovere anche lui qualche passo. Non abbastanza per incidere di nuovo nel suo spazio personale, ma quanto basta per continuare a parlare -ad ascoltare- a bassa voce. le cuce addosso un'attenzione morbida, ma piena e avida di dettagli. Esamina il suo aspetto, il suo borsone, cerca di comprenderne l'espressione e la luce negli occhi. Freme, sfiata dalle narici un grumo di scetticismo che ingoia, nel percepirne la sicurezza. E dunque non commenta, si predispone semplicemente all'ascolto, tacitamente, con uno sguardo, invitandola ad andare avanti. »

15:51 Elian [interno]   « tiene le braccia distese lungo i fianchi anche quando si poggia al lato della finestra, e attraverso la finestra vede nevicare. Rimane in silenzio per un po', con lo sguardo che si perde in una città bianca. » a Stalingrad nevicava sempre. « ricorda in maniera vaga, col tono di voce che in quella neve sembra disposto a perdersi. Lo recupera a fatica. » Summer. « Estate. Parla nel suo inglese pulito, apolide. Trovarle addosso una provenienza è impossibile: sembra quasi, ad ascoltarla, che Lee Chernenko sia cresciuta soltanto dentro se stessa, senza contaminazioni esterne. Deglutisce. » è nata a fine agosto, nel 2501, e avrei voluto chiamarla così. La infilarono nel circuito delle adozioni prima che potessi-- « il tono si perde, di nuovo. Assottiglia lo sguardo, serra le labbra. Ripete » non sto scappando.

15:58 Sebastian [salotto]   « I cani, stranamente quieti, si allontanano, finendo con il sistemarsi uno accanto all'altro sul lungo divano grigio. Lui non se ne accorge nemmeno. L'unica cosa che vede è Elian. Tiene gli occhi su di lei; è completamente assorbito dalla sua presenza e dalla sua voce, così immerso nella concentrazione da rasentare uno stato contemplativo. Quando lei nomina Stalingrad, schiude la bocca ad un soffio privo di suono. Una sorpresa calda rende più liquido lo sguardo, dilata le pupille e intensifica l'azzurro dell'iride. Ascolta il resto in un religioso silenzio, concedendosi solo un respiro -solo uno- più profondo e lungo degli altri. Muove un passo di lato e uno in avanti, per trovarsi di fianco a lei e poterne scorgere il profilo contro il vetro battuto a tratti dai fiocchi di neve. Una ruga orizzontale compare a dividere la fronte come un taglio, spettro della condivisione profonda appena salita a inondargli non solo la gola ma anche gli occhi, più liquidi. Li chiude solo un attimo. Quando li riapre, guardandola, un sorriso ammaccato, sincero, sale a pungere la voce. »...stai andando a cercarla.

16:03 Elian [interno]   « rimane a guardare fuori dalla finestra, almeno per un po'. Deve percepire il movimento di Sebastian, ma lascia che si specchi nella sua completa immobilità, almeno per qualche istante. In lei, straordinariamente, non c'è niente di inquieto - di irrequieto. Niente a scalpitarle sotto la pelle - niente che somigli a quell'intenso e primordiale istinto di fuga che Sebastian ha visto conquistarla mille volte. E' calma. E' serena. Lo è anche quando ruota il capo e alza su di lui occhi intensamente luminosi, scolpiti in un viso placido, su un sorriso simmetrico e sincero, seppur lieve. » yes. « sospira, solleva appena il mento. » and I thought that... maybe « "forse" lo dice con molta attenzione, incredibile cautela. » maybe she's been looking for me.

16:10 Sebastian [salotto]   « Vederla così quieta, intuirne la calma e fiutare l'assenza di quell'istinto alla fuga già sentito centinaia di volte in lei, influisce sul suo stesso stato d'animo, concedendogli una quiete similare malgrado il turbine di emozioni turbolente annidate nel petto. La guarda, adagiandole sul viso occhi placidi, di un colore reso più vivo ed intenso per le pupille liquide ma ancora ferme, benché si facciano specchio per la luce di quel sorriso che vede sbocciare sulle sue labbra. Lo ricambia, con uno appena storto e foriero di rughe e fossette incastrate sotto la barba. Lo sbuffa piano dalle narici. » Yes. Probably she did. « schiarisce appena la voce, smuove le spalle per un brivido lungo la schiena. » They often do that.

16:14 Elian [interno]   « il sorriso ha un guizzo acceso, orgoglioso - come se ci fosse vittoria nell'aver indovinato qualcosa di così semplice, e come se le parole di Sebastian bastassero a dire con certezza che sì, deve essere - per forza - così. Dura poco - non perché venga rimpiazzato da altri sentimenti, ma solo perché ogni cosa è destinata a durare poco addosso a Lee Chernenko. Sospira. Ruota il capo e lancia un'altra occhiata fuori dal vetro, ma non vi rimane. »quello che ho detto ieri... « si morde il labbro inferiore. Tentenna. »

16:19 Sebastian [salotto]   « Il guizzo orgoglioso del suo sorriso gli si specchia negli occhi, punge il suo e lo allarga, così che le mostra per un istante una curva più aperta ed un sorriso buono e pieno, che fa guizzare le rughe anche oltre le stanghette degli occhiali che porta sul naso. Annuisce un paio di volte, come a tacita riconferma di quel che le ha appena detto. Poi, lei tentenna e lui le adagia sul viso uno sguardo più morbido, non meno attento di prima. » ...sì? « la invita a continuare, accogliente e placido come in fondo, con lei, è sempre stato. Non sembra voler indovinare: di cose ne hanno dette molte, entrambi. Le resta vicino, ma senza fare nulla, per ora, per dimnuire le distanze. le lascia il suo spazio. »

16:26 Elian [interno]   « ci mette un po'. Ci ha sempre messo un po', a dire le cose - a volte di più. Tiene gli occhi chiari sul volto di Sebastian: le iridi azzurre brillano e sembrano quasi muoversi attorno a pupille nere e ferme. Inspira a fondo. » non era vero. « si passa la lingua tra le labbra. » sono stata altrove, in passato... e sarò altrove, tra poco. « non alza mai la voce più dell'indispensabile per farsi sentire. L'appartamento è silenzioso, e l'intera città che lo circonda sembra rimanere anche lei in silenzio - la città che li ha fatti rincontrare, che li ha accolti, che è crollata quasi letteralmente sulle loro teste e quella stessa città per la cui giustizia è arrivata lontanissima, ed è poi tornata -. » ma sono qui, adesso. Quando sono con te... sono con te. Sono qui. « lo ripete con una decisione ferma e un'intensità che le asciuga il tono riempiendolo di concretezza. » è sempre stato così.

16:34 Sebastian [salotto]   « Attende. In silenzio. Dominando a fatica le emozioni, i timori e le sofferenze tutte annidate al centro del petto, in un grumo esplosivo sotto il quale il cuore potrebbe crollare da un momento all'altro. Attende e scivola nel silenzio senza metterle fretta; lo condivide con lei come hanno sempre fatto in passato e tiene gli occhi su di lei. Le pupille sono un mare liquido e tramente d'inchiostro, pronto a sgorgare da un momento all'altro. Miracolosamente, mantiene alta la diga anche quando le prime parole di Elian penetrano la sua coscienza, liberandogli -finalmente- un respiro pieno, privo di urgenza ma carico di altro. Annuisce. Prima una volta, piano, poi ancora e ancora, un po' più in fretta e sospirando quieto quando infine mormora, piano quanto lei » E' sempre stato così anche per me. « Altrettanto fermo, concreto e saldo. » Lo è ancora.

16:41 Elian [interno]   « il suo sguardo diventa uno specchio lucido, che brilla di un dolore benevolo quando sorride. E sorride: con un affetto sincero, presente, che le riempie le guance e le alleggerisce in qualche modo il petto, il cuore. Non sembra voler dire nient'altro: chiude la bocca in quel sorriso ed espira un filo d'aria tremante dalle narici. E' lei a spostarsi per prima, questa volta: si spinge verso di lui, con un movimento solido. Prova ad alzare le braccia per raggiungergli le spalle, stringere i muscoli dietro la sua nuca e serrarlo in una morsa stretta e piena di energia. Lee non ha mai abbracciato con la pelle, ma con i muscoli. Lo fa anche adesso, con la gola annodata. »

16:48 Sebastian [salotto]   « Lui, non può fare altro che accoglierla. Si lascia stringere, - ed un soffio d'aria gli sgorga dalle narici sotto la spinta di un sollievo quasi dolente, quando lei gli preme sul petto- piegandosi un poco con il busto per agevolarla mentre spalanca le braccia, per avvolgerla in una stretta altrettanto eloquente, altrettanto solida. La stringe come ha sempre fatto: con vigore, con tutto il sentimento che lo riempie ed invade ogni fibra del suo corpo rotto; lo stesso sentimento cucito nel sorriso che le affonda nel collo e tra i capelli, schiantandole sulla pelle la premura di un bacio silenzioso e la punta del naso, che si riempie del suo profumo. Le mani risalgono, una a premerle tra le scapole e l'altra ad iniettare dita ruvide tra i capelli sconvolti. E solo adesso, ad occhi chiusi, la gola serrata e il cuore che sembra scoppiargli nel petto, una lacrima silenziosa supera la diga stretta delle ciglia. »

16:53 Elian [interno]   « lo stringe con tutta la forza del corpo, e Lee Chernenko di forza ne ha molta. Gliela scarica addosso senza risparmiarsi neanche per un attimo, senza indugiare o cercare compromessi, finché i muscoli non le fanno male. Solo in quel momento, quando continuare ad abbracciarlo le fa fisicamente male, piuttosto che allentare la presa fa per staccarsi da lui all'improvviso, tutto d'un colpo, con la stessa brutalità immediata con cui si stacca un cerotto. Nel movimento con cui si fa indietro, prova a schiantargli un ultimo, frettoloso bacio sulle labbra. »

17:01 Sebastian [salotto]   « La ricambia con tutta la forza del suo corpo rotto -che ne ha ancora una buona riserva, nonostante tutto. Si concede a lei senza riserve, offrendole la profondità dei respiri che le infrange contro il petto ed esplorandone i capelli e il corpo con la mano a palmo aperto, quasi volesse ridipingerne l'essenza e memorizzarla prima di sentirla andare via. Quasi vacilla, quando lei lo lascia andare all'improvviso. Ma attende un istante a mollare la presa, così che quando lei prova a strappargli quel bacio, Sebastian ne chiede uno più intenso e meno frettoloso, prolungandolo fin quando possibile con la foga di un assetato che debba placare l'arsura del deserto. E solo dopo, solo dopo allenta piano l'abbraccio, lasciando scivolare le braccia sino a sfiorare le sue con le dita. » Vorrei poter venire con te « le mormora, la voce rotta dalle emozioni » Ma so che non è possibile. « Soggiunge, sorridendole quieto, intenso. » Ci sono cose che dobbiamo fare...da soli. « tira su col naso, schiarisce appena la voce e cerca di prenderle piano le mani tra le sue. » Ma per qualsiasi cosa. Sarò qui. Fammi sapere che stai bene, ogni tanto. E cercarmi, in qualsiasi momento, se dovessi avere bisogno di me.

17:06 Elian [interno]   « lui le strappa un bacio più intenso che le incastra lacrime nelle ciglia. Se le spazza via dagli occhi rapidamente, un attimo dopo, quando è già tornata sulla pianta dei piedi e sta oscillando di un passo all'indietro. Non dice niente, non sembra voler dire niente. Invece di lasciarsi prendere le mani, è lei a prendere quelle di Sebastian indelicatamente - in modo da poterle stringere forte » in questa vita. « e in modo da poterle lasciare all'improvviso, un attimo dopo. » o nelle prossime cento. « tira su col naso e sorride piano, con la gola annodata. Si passa di nuovo un palmo sul viso. Lo guarda più intensamente - per l'ultima volta? - e poi, cavalcando un momento di coraggio che rischia di sgretolarsi sotto i propri piedi, passa accanto a lui e si spinge in avanti, cercando di guadagnare la porta. »

17:13 Sebastian [salotto]   « Allarga un sorriso buono, pieno di affetto e malinconia, ricambiando la stretta delle sue mani -e anche l'indelicatezza. Lacrime riottose bagnano le ciglia e s'intuiscono sotto le lenti, solcare le guance ispide e sparire nella barba ramata. » In questa vita « le ripete, ritrovandosi poi le mani vuote, ma ancora bollenti per il contatto condiviso. » e nelle prossime cento. « E. Cambia la congiunzione, come se una parte di lui vivesse nella certezza che questo non sia un addio, ma solo un arrivederci, per David e Lee. Ricambia ogni sguardo e deglutisce un grumo di fiato ed emozioni troppo toste per mandarle giù in una volta soltanto. Poi, quando lei gli sfila accanto, lotta con se stesso per non fermarla.  »

17:17 Elian [interno]   « imbocca la porta rapidamente, richiudendosela alle spalle con la fretta di chi ha il cuore che corre in direzione opposta ai piedi. E' precipitosa nel percorrere il corridoio, è precipitosa nello scendere decine di piani di scale a piedi, saltando i gradini tre a tre, ed è precipitosa nell'infilarsi nel taxi che la sta aspettando - è precipitosa addirittura nel chiudere lo sportello della macchina -. E' ancora lì, con Gray - con David -, lo sarà ancora per un po', finché non lo sarà più. Finché non sarà altrove. »

17:23 Sebastian [salotto]   « La guarda andare -correre?- via. Ed ogni passo che li allontana è una nuova ferita al cuore, lo riempie di una malinconia dolorosa e benevola al tempo stesso, lasciandogli una manciata di certezze e di speranze cui aggrapparsi, mentre già la nostalgia di lei gli falcia il respiro e ancora gli sembra di sentirne il calore tra le dita e vederne il miele dei capelli scompigliati e il sorriso luminoso e gli occhi colmi di lacrime, anche quando la porta è già chiusa da un pezzo e lei è già lontana, diretta chissà dove. Quando se ne rende conto si volta, apre la vetrata ed esce sul terrazzo, a piedi nudi nella neve, solo in tempo per vedere un taxi allontanarsi e avvertire il peso delle lacrime congelarglisi sul viso. »

like a review of all of my sweet, sweet nothings

11:17 Elian [marciapiede]   « Andres lo sta aspettando all'esterno del Corner, con la schiena premuta contro il muro e un alto bicchiere di caffè bollente tra le dita. Indossa abiti semplici, sbiaditi dal tempo: scarponi solidi, dei pantaloni caldi e un maglione largo sotto un cappotto abbondante e, in alcuni punti, logoro. Una sciarpa, uno guardo un po' sfuggente, dei capelli biondi sforbiciati in maniera disordinata, molto più corti di come Andres è abituato a ricordarla. Ha perso diversi chili su Hall Point e non li ha ancora recuperati tutti, ma quantomeno ha un buon colorito e sembra, nel complesso, in buona salute. »

11:23 Andres [marciapiede]  « Ad avvicinarsi al piccolo locale, e di conseguenza ad Elian nel quartiere popolare in cui si trovano, è in effetti quella che sembra un'auto diplomatica a vetri oscurati, che accosta al marciapiede proprio di fronte alla giornalista. Si ferma. Una portiera si apre con un clicchio meccanico. La figura slanciata dello Yiji emerge avvolta in un semplice cappotto nero, con una sciarpa rossa intorno al collo e un paio di guanti scuri. I capelli sono sciolti sulle spalle. Si piega all'interno del mezzo per dire qualcosa all'autista, cortesemente, poi richiude la portiera. Si volta verso di lei, osservandola con le labbra che si piegano in un sorriso lieve.Inspira a fondo. E' abbastanza evidente che si sforza di contenere tutta una serie di emozioni. » Chi era il tuo parrucchiere su Hall Point? Dovresti denunciarlo. « E' la prima cosa che dice, con ironia dolce. »

11:26 Elian [marciapiede]   « nell'individuare Andres ha, nello sguardo, qualcosa di inquieto, un'attesa vibrante e un po' apprensiva, di un animale diffidente. Accena un sorriso sfuggente e sospeso mentre lui si avvicina, si stacca con la schiena dal muro e si mette dritta, guardandolo in silenzio. Qualsiasi fosse la causa di tensione, comunque, si scioglie rapidamente e con facilità alla battuta di lui. Sorride (questa volta in modo più compiuto) e si passa la mano libera tra i capelli, ottenendo di sciogliere qualche nodo e renderli comunque ancora più disordinati -. » you think? A me piacciono, pensavo di tenerli. « parla a mezza voce, con un guizzo pulito negli occhi chiari. » non mi rimprovererai anche tu, vero?

11:30 Andres [marciapiede]  « Alla domanda di lei gli occhi si abbassano. La lingua passa velocemente tra le labbra. Si concede un sospiro vagamente rassegnato, avanzando di un paio di passi e aprendo le braccia nell'invito ad un abbraccio. » Ho smesso di rimproverare la gente. Non mi ascolta mai nessuno in ogni caso. « Rispetto all'ultima volta che lei lo ha visto, la barba è tornata rasa, rivelando nuovamente i lineamenti delicati. Tuttavia, non ha perso dal volto o dagli occhi la sensazione di maturità in contrasto con il viso efebico, a cui si aggiunge un velo di stanchezza. »

11:33 Elian [marciapiede]   « il sorriso si fa un po' obliquo, ma ugualmente sincero. Sospira di sollievo e, al suo gesto, gli si fa incontro volentieri: curandosi di non rovesciare il caffè, va a circondargli il busto con le braccia, cercando di strappargli un abbraccio che da parte sua sarà serrato, per qualche secondo vigoroso. » thanks. « gli mormora addosso, con la guancia premuta contro il suo petto. » come stai?

11:37 Andres [marciapiede]  « La accoglie cingendole il corpo con le braccia, una mano le massaggia piano la schiena, un gesto istintivo, affettuoso. Si concede di chiudere gli occhi per un singhiozzo di sollievo per alcuni istanti, mentre lei stringe la presa contro il suo busto. Rimane in silenzio. La portata della sua angoscia prolungata viene parzialmente rivelata solo in quel momento di contatto fisico, più che nella conversazione. » Sono vivo e in salute. Non ho corso alcun rischio reale e per ora il numero delle persone che mi vuole morto è limitato, quindi posso dire di stare piuttosto bene.

11:40 Elian [marciapiede]   oh, how nice. « lo dice col tono raffinato di una signora di New London d'altri tempi, con un'ironia quieta e benevola, piena di dolcezza. Le ci vuole un po' per decidersi ad allentare l'abbraccio, ma anche quando stacca di poco il busto cerca di mantenere un contatto con Andres: una mano (quella libera dal caffè) poggiata sul braccio, poco sopra il gomito. » ho risolto tutto, sai? Ho fatto un accordo con Mackenzie: mi ha liberata e non riemetterà le taglie sulle nostre teste. « si passa la lingua sul labbro inferiore. Lo sguardo è luminoso. » è davvero chiusa una volta per tutte.

11:44 Andres [marciapiede]   « Il chiarimento di Elian lo costringe a irrigidire appena la mascella, anche se esteriormente mantiene il sorriso delicato che ha mantenuto fino a quel momento. Gli occhi, tuttavia, si abbassano. » ..Well done.« Non chiede maggiori spiegazioni. Non chiede chiarimenti. Gli occhi scivolano alla porta del Corner, verso cui fa un gesto. » Should we go inside? It's pretty cold out here. « Suggerisce pacatamente. »

11:48 Elian [corner]   « indugia con la mano sul suo braccio, e quando la lascia scivolare via lo fa con una carezza leggera, affettuosa. Sospira, l'aria le si condensa sulle labbra. » alright. « mormora in risposta. Fa un passo indietro, si volta. Prima di entrare lancia ciò che resta del caffè (preso altrove) in un cestino fuori dall'ingresso. E' la prima a varcare la soglia del locale. Avvolta dal tepore, si scioglie la sciarpa e guarda verso il bancone: Dan (il proprietario che la conosce bene) non c'è. Sospira di sollievo e, dopo aver atteso Andres, avanza per conquistare un tavolo vicino ai finestroni che danno su Prospect Boulevard. »

11:51 Andres [corner]  « Nel momento in cui Elian risponde affermativamente, lui si volta verso l'auto. Dev'essere un qualche tipo di codice con l'autista, perchè il mezzo riparte dolcemente, allontanandosi cosí come è arrivato. A quel punto, si muove dietro di lei, le mani tenute dentro le tasche del cappotto. VIene investito dall'aria calda del Corner, dall'odore di cibo e colazione. Inspira a pieni polmoni, crogiolandosi in una sequenza calda di memorie. Il tavolo verso cui Elian si dirige è quello dove si siedono ogni volta che è possibile. Si lascia scivolare sul divanetto di fronte a lei con un sospiro, togliendosi i guanti e la sciarpa e slacciandosi il cappotto. Sotto, si intravede un cardigan bordeaux. » Come sta Sebastian?

11:56 Elian [corner]   « si sfila il cappotto quando è già seduta sul divanetto, per poi spingerlo di lato appallottolato, senza grande ordine o cura: gli abiti che indossa, economici e sintetici, sicuramente comprati usati, non lo richiedono. » Betts... « lo sguardo si perde per qualche istante di lato, in un momento di incertezza percettibile. » well-- meglio? « più che un'affermazione sembra una domanda. Si strofina il palmo della mano destra sul naso infreddolito. »abbiamo litigato, credo. « mormora dopo un po', a voce più bassa, un po' roca. » credo di essere diventata una maledizione, per lui.

11:59 Andres [corner]  « Rimane serio. Non le fa pressione, si limita ad aspettare le risposte con gli occhi caldi ma gravi, umani. Risposta che non sembra stupirlo molto, che gli solleva un sopracciglio e lo spinge ad uno sbuffo live di fiato. » Credo che valga la pena per voi due affrontare la cosa. Avete il tempo di sistemare tutto, ora. Siete passati attraverso a tutto questo inferno, it would be a shame to let go now, wouldn't it? « Un suggerimento che lascia a bassa voce, con la premura fraterna di chi lo dice in modo assolutamente disinteressato, spingendosi appena con il busto verso di lei. La cameriera si avvicina, lo distrae. Le sorride. » I'll have a coffee, please. Dark, with sugar.

12:03 Elian [corner]   « le parole di Andres la irrigidiscono un po', le aprono addosso una certa misura di desolazione (quella dei ladri colti con le mani nel sacco). Tiene la bocca aperta come sul punto di dire qualcosa, ma non dice assolutamente niente. Quella sospensione dura fino all'arrivo della cameriera. Si riscuote, si schiarisce la voce e poi biascica, poco convinta. » mh? Ah, sì, anche io... stessa cosa. « tira su col naso (è raffreddata?) e fa scivolare le mani sulle gambe. Si passa i palmi sulle cosce e guarda di lato, oltre il finestrone, sulla strada. » te l'ho detto che abbiamo chiuso l'Avantgarde, vero?

12:06 Andres [corner]  « L'assenza di risposte da parte di Elian sembra mettergli addosso una vaga inquietudine, o una semplice forma di perplessità. Le tiene gli occhi addosso, analizzandola lievemente mentre ordina il caffè. La conversazione non riparte fino a che la cameriera non si allontana. Ma la prima informazione che gli viene data, lo spinge a spalancare gli occhi e divaricare le labbra in un'espressione di puro stupore. La fronte si corruccia. Deglutisce, scuotendo piano la testa. » ..What? No.. Non me lo avevi detto. Come sarebbe a dire l'avete chiusa? Come mai? « La notizia sembra averlo sinceramente scosso. »

12:10 Elian [corner]   oh. « la sorpresa che intuisce addosso ad Andres la fa stringere nelle spalle. Spinge il busto indietro, sullo schienale morbido del divanetto, e sulla seduta scivola un po' verso il basso. Tira su col naso e se ne gratta la punta con l'indice. » eravamo rimasti solo noi due. Da quando eravamo usciti con il caso Lijun e Hall Point avevamo smesso di ricevere curriculum. Penso... la gente temesse che diventare nostri colleghi fosse diventare automaticamente dei target. « si morde l'interno della guancia, sovrappensiero. » insomma, i costi legali per mantenere l'agenzia erano diventati più alti di ciò che riuscivamo a guadagnare in due. Ci è sembrata la scelta più... « più? La frase si perde, lei ne smarrisce la conclusione. Sospira a fondo. » prima che io andassi a Hall Point.

12:15 Andres [corner]  « Ascolta, le labbra ancora schiuse in una sensazione difficile da inquadrare, ma che gli stringe la gola e gli tiene il volto incastrato in un'espressione contrita, turbata. Comprende, ma fatica a metabolizzare. Si inumidisce distrattamente le labbra, con gli occhi azzurri tenuti su di lei. » ..I see. « Un mormorio incerto, appena accennato. Poi la incalza piano, scuotendo la testa in una punta di incomprensione. » ..But what now? Riaprite, no?. Se davvero hai chiuso i conti con Hall Point non rappresentate più un rischio per nessuno. « C'è nei suoi occhi una buona dose di speranzosa convinzione. »

12:19 Elian [corner]   « di nuovo la desolazione: le conquista il viso chiaro assieme all'incertezza. Schiude le labbra per dire qualcosa, ma viene interrotta dall'arrivo della cameriera con le ordinazioni. Andres non deve averla mai, mai vista mancare di ringraziare qualcuno che l'ha servita in un locale, ma questa volta sembra dimenticarsene - tanto che rincorre con gli occhi la ragazza quando se ne è andata, valutando per un attimo se sia il caso di urlarglielo dietro, quel grazie -. Non lo fa. Riporta gli occhi su di lui, invece. Inspira a fondo. » non penso. « mormora in risposta, con poca voce, scivolando ancora un po' più giù sul divanetto. » non penso che resterò a Capital City.

12:23 Andres [corner]  « Se avesse detto che parte dell'accordo con Hall Point prevede che venga giustiziata in piazza pubblica, il livello di shock sul suo volto sarebbe probabilmente meno di quello che gli nasce sul volto nel momento in cui le sente dire quelle poche parole. Le labbra aperte cercando aria, eppure si rende conto di aver smesso di respirare. Le tiene gli occhi chiari piantati addosso con l'insistenza di un animale che vede la moto del padrone allontanarsi nella neve. Ci mette diversi, parecchi momenti a reagire. E anche quando lo fa, lo fa con un silenzio impotente. Metabolizza a fatica. La fronte contratta, richiude la labbra, ingoiando a vuoto. Gli occhi si abbassano sul caffè. Le mani scivolano alla tazza, stringendocisi intorno. Il contatto visivo non torna su di lei, rimane decentrato, da qualche parte sul linoleum unticcio del tavolo. »

12:27 Elian [corner]   « la reazione di Andres sembra destabilizzare in qualche modo anche lei, renderla minuscola. Si stringe nelle spalle e deglutisce, con lo sguardo che traballa e diventa un po' più luccicante di prima. Tira su col naso, oscilla un po' di lato e poi torna più o meno dritta. Anche i suoi occhi sfuggono di lato, e così le sue labbra - in un sorriso obliquo e colpevole piuttosto debole. » don't be mad, please. « lo dice piano, col tono di chi ne ha davvero - davvero - bisogno. Riconduce a fatica l'attenzione e lo sguardo chiaro su di lui. » in fondo lo sapevi già. Non dirmi che non lo sapevi già.

12:31 Andres [corner]  « Riorganizzare il cataclisma di parole che naturalmente gli uscirebbero dalla bocca al momento gli costa uno sforzo immenso. Quasi fisico. Non difficile da percepire negli occhi che si chiudono, nell'ostinazione con cui non la guarda, nel movimento impercettibile ma costante della testa che scuote in un lievissimo cenno di diniego. Forse vagamente incredulo. Non risponde subito. Ma quando lo fa lo fa riaprendo gli occhi, tuttavia senza spostarli dalla macchiolina di plastica del tavolo, sulla quale sembra concentrare tutta la propria concentrazione. » I don't get to be mad. Non è il mio ruolo. Non me lo posso permettere. « Silenzio. » But no. I didn't fucking know it.

12:34 Elian [corner]   « sospira a fondo, mentre sotto la pelle le cola una vibrazione che le scuote le vede e la porta ad allungare lo sguardo oltre le spalle di Andres, verso la porta. Spinge appena il busto in avanti, raddrizzandosi, e poggia le mani sul bordo del divanetto su cui è seduta. Lo ascolta con la gola annodata e gli occhi in evasione. Non lo interrompe, lo lascia parlare e accoglie le sue parole come un pugile con la difesa troppo bassa. Si passa la lingua tra le labbra. » vuoi che vada? « lo chiede a mezza voce, rendendo piuttosto chiaro come si riferisca a quel momento preciso - a quel locale, a quell'istante, a quella porta che sta già guardando. »

12:39 Andres [corner]  « Sta combattendo le lacrime. Inizia a diventare chiaro dal fatto che il fissismo con cui prima ostinava gli occhi sul tavolo inizia a venire spezzato dal respiro che si fa troppo fondo, dai respiri profondi che fa prendendo aria dal naso, seppur il più discretamente possibile, per combattere la sensazione dolorosa che gli prende la gola e gli arrossisce il profilo degli occhi. » Dove andrai? « E invece è evidente che lui non si riferisce al qui ed ora. Non si riferisce alla porta. Al Corner, al momento presente, ma a qualcosa di più ampio. »

12:44 Elian [corner]   « indugia con lo sguardo mobile su di lui. E' è inquieta, ma il gesto con cui allunga la mano sul tavolo è molto quieto: non prova a toccare Andres, ma lascia la mano lì, dove - qualora volesse - lui potrebbe prenderla: un'offerta muta, priva di invadenza. » non lo so. « mormora dopo un po', in risposta. » intendo... « si stringe nelle spalle e scrolla il capo. » non so dove. « si passa la lingua tra le labbra, deglutisce. » devo trovare una persona. Farò questo: cercarla. « con un po' più di sicurezza. » nel rim, penso.

12:51 Andres [corner]  « Quello che succede è strano. La vibrazione che lo scuoteva sempre di più dall'interno, il bisogno di piangere, l'eco delle emozioni che lo attraversavano, invece che avere il decorso che avrebbe in modo naturale, crescere fino ad esplodere, cresce fino al punto in cui chiude gli occhi. Ma poi si riassorbe in modo innaturale. Quando li riapre, sono asciutti. Il corpo torna ad uno stato di calma dopo un'espirazione appena più lunga, e finalmente sposta gli occhi dal punto in cui li teneva. Li muove prima sulla mano che lei offre, che tuttavia non accenna a toccare, poi di nuovo su di lei. E sono piuttosto vuoti. Un'assenza di emozioni che un altro forse non noterebbe, ma che per Lee potrebbe risultare come una nota distorta in un'esibizione altrimenti precisa. Annuisce. » Buona fortuna, allora. Pregherò gli Dei perchè veglino sempre su di te. « Lo dice con un sorriso cortese, non diverso da molti altri che ha fatto nella vita, in situazioni meno personali di questa. »

12:56 Elian [corner]   « se Andres le avesse dato uno schiaffo, forse le avrebbe fatto meno male. Vederlo coprirsi, svuotarsi, le getta nello sguardo uno smarrimento enorme, confuso. Le labbra appena schiuse le tremano come di fronte un tradimento. Abbassa lo sguardo sulla propria mano vuota. La trascina all'indietro, sul tavolo, ritirandola e chiudendola nel percorso che la fa giungere poi chiusa gentilmente a pugno contro il proprio stomaco. Guarda il bordo del tavolo. Tira su col naso e annuisce appena, dando segno di aver capito. Ha le spalle intirizzite dalla resa quando, poco dopo, senza fretta, recupera disordinatamente sciarpa e cappotto e li trascina con sé mentre si sfila dal divanetto. »

13:03 Andres [corner]  « Il mento si solleva appena con un guizzo macchiato di un'eleganza talmente fuori luogo da pesargli sulle spalle come un macigno. Abbastanza da incrinare di nuovo la maschera dietro cui si sta riparando, le ciglia tremano appena, ha bisogno di ingoiare nuovamente saliva. Non ha toccato il caffè. Ma non sembra tentennare nel mantenere la facciata di cortese e diplomatica distanza con cui sta gestendo quell'addio. Si piega solo appena nel mormorare alcune parole poco dopo. » Chiunque tu stia cercando, spero che lo trovi. E che valga la pena di aver messo a tacere una delle poche voci libere di questo Verse. « L'amarezza bruciante, la rabbia che deve marcirgli dentro, per quanto si percepisca nella scelta di parole, non ha alcun riscontro nel tono, che rimane terribilmente morbido, solo lievemente formale. »

13:08 Elian [corner]   « si ferma al suo fianco, quando stava per sfilargli accanto. Abbassa il capo su di lui e lo osserva dall'alto con gentilezza. Accenna un sorriso leggero, un po' triste. » il mio lavoro resterà il mio lavoro finché qualcuno non riuscirà a uccidermi, Andres. Ma per una volta, la storia che devo raccontare è... « stringe le labbra, serra i denti per un momento. » è la mia. « inspira a fondo, a polmoni pieni, sciogliendosi il nodo in mezzo al petto. » tu hai altre cose da fare. Grandi cose. Ci rivedremo quando ognuno di noi avrà completato la sua missione. « accenna a sollevare una mano. La carezza che prova a poggiargli sulla spalla è in punta di dita, così delicata da essere appena percettibile. » "come the day".

13:13 Andres [corner]  « Tu hai altre cose da fare. Quelle parole non riescono a non strappargli un sogghigno amaro, appena accennato, sporco di rassegnazione. Non si scosta quando lei gli si avvicina con le dita, ma nemmeno sembra cercare un contatto maggiore. Riceve la carezza con una passività pressochè assoluta, che il contatto con i polpastrelli di Elian non sembra scaldare minimamente. Ma gli occhi le scivolano addosso, dal basso. » That day will never come. We won't see it. The only thing I can do is to do my best with the time I have.

13:15 Elian [corner]   « non c'è amarezza nel modo in cui accoglie le parole di Andres. Sospira in maniera delicata, lasciando scivolare via la mano con cui l'ha appena sfiorato. Il braccio ricade lungo il fianco, morbidamente. » it will come for us. « lo dice con la fiducia quieta dei fedeli. Con un senso di pace che scalda le parole. Non dice altro. Fa un passo di lato, regalandogli un'ultima carezza con lo sguardo. Poi, senza fretta e con il cappotto in mano, si volta e dirige verso l'uscita del locale. »

13:20 Andres [corner]  « La pace che lei emana non si rispecchia da nessuna parte in lui. Non le concede davvero nemmeno un contatto visivo definito o diretto. Gli occhi li riporta davanti a sè, in un rifiuto ostinato ad affrontare il momento in cui lei si allontana e lo oltrepassa. L'espressione rimane immutata, una perfezione distaccata e composta, per quanto seria, che permane per tutto il tempo in cui lei è ancora in qualche modo all'interno del locale. La porta si chiude con un tintinnio. E ancora, l'espressione non cambia. Per lunghissimi momenti, forse minuti, anche dopo che lei si è allontanata, non ci sono fratture nel suo autocontrollo o nella sua ostinazione. Poi, all'improvviso, gli occhi si chiudono. Le labbra si aprono mentre prende fiato come se riemergesse dall'apnea, con la stessa urgenza. la mano sale alla bocca, coprendola. » (/end)