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sabato 7 marzo 2015

like a family? *

marzo 2517, Columba System, spazio.
"Non ho capito."
Jozef le contò sulla faccia tutte le somiglianze con la madre: l'espressione obliqua, il sopracciglio sollevato, gli occhi azzurri e i boccoli biondi erano tutti suoi, ma Summer aveva passato il grosso della sua vita su un pianeta distrutto, e fame e pericolo le avevano scolpito addosso una diffidenza storta. Jozef sospirò a fondo.
"Ci stanno sparando addosso."
La cabina tremò violentemente e lui perse l'equilibrio, spiaccicandosi contro un angolo chiuso tra due paratie metalliche arrugginite. Summer dondolò un po' a destra e dondolò un po' a sinistra, con grazia: un'altra cosa che aveva ripreso da sua madre. Jozef la annotò a mente. 
"Grazie al cazzo", la ragazzina osservò senza molte cerimonie. "Non ho capito dei pod di salvataggio."
"Che è meglio se ci andiamo dentro, preventivamente."
"No ecco, è questo che non ho capito."
Un altro colpo, un'altra fragorosa vibrazione. I due libri che aveva disposto sul comodino della sua angusta cabina si rovesciarono a terra insieme al comodino stesso, mal fissato al muro. Summer oscillò un po' all'indietro e allargò le braccia: un'equilibrista.
"Cioè: io stavo lì, e vivevo la mia vita, che non dico che era tutto oro, ma almeno campavo. Vengono questi due vecchi"
"Abbiamo poco più di trent'anni..."
"Questi due vecchi, insieme a un altro vecchio che ancora non ho capito chi è a proposito"
"E' un amico di tua mad--"
"E questi due vecchi mi dicono siamo i tuoi genitori naturali, e io: grande, magari hanno due soldi e mi tirano fuori da questo buco, e poi quella benfatta di tua moglie"
"Non siamo mai stati sposati..."
"Quella benfatta di tua moglie inizia a raccontarmi di tutte le sue avventure, e allora penso: bello, avventure, e diciamolo Joe, non è che tu abbia avuto una vita tanto emozionante da convincermi a seguire te, senz'offesa"
"None taken?"
"E quindi andiamo all'avventura io te lei e quest'altro vecchio che non so chi sia, e tre giorni dopo aver lasciato Hera becchiamo una nave di pirati stronzi e ora devo buttarmi fuori dalla nave con un pod sperando di morire soffocata prima che mi piglino i marauders?"
Non era contenta. Jozef boccheggiò con pochi argomenti, e ringraziò il cielo quando Lee capitombolò nella cabina con un sorriso luminoso e allucinato, seguita da un ben più cauto e meno allegro Dylan Jamison Khan. "Allora?", la incalzarono padre e figlia all'unisono.
"E all'ora niente - rassicurò lei, neanche una nube nello sguardo - il capitano suggerisce di allacciare le cinture di sicurezza e garantisce che andrà tutto bene."
"Stai mentendo - lamentò Summer - lo vedo quando la gente mente. Sei una bugiarda di merda. Che ha detto davvero?", voltò lo sguardo verso Dylan, incalzandolo. Lui tentennò.
"Che non sa da dove siano usciti fuori, che è un brigade armato per la guerra e che navi così non spuntando fuori dal nulla senza aver avuto una dritta, ma che non sa che dritta sia, visto che nella stiva non hanno niente di valore."
"Chi se ne frega: moriremo tutti?"
"Che assurdità - rise Lee, annichilita dall'adrenalina, mentre strattonava Summer per un braccio e si sfilava la cinta dai pantaloni per assicurarla a qualcosa di solido - non possiamo morire, ho sognato che vivevamo."
"Hai sognato che vivevamo?" urlò Summer, dibattendosi irrequieta mentre veniva immobilizzata e assicurata a un tubo solido per evitare che venisse sbalzata ovunque.
"Ho visto che vivevamo tutti e che ti facevo conoscere Sebastian Gray a Clackline"
"Sebachi?"
"Sebastian Gray, ti ho raccontato di Sebastian Gray"
"Sebastian Gray un cazzo! Dovevo restare a Dane End!"
"Esagerata: andrà tutto bene."
Lo ripeté con fede assoluta. Dopo essersi assicurata che Jozef sarebbe rimasto lì con la ragazza, barcollò all'esterno della cabina insieme a Dylan Khan, recuperando brillantemente una sventata caduta in seguito a uno scossone più violento degli altri. Dylan bestemmiò, lei lo aiutò a rimettersi in piedi. Le luci sfarfallarono, poi si spensero.
"Questa non è una coincidenza", le ringhiò lui addosso, con un vago senso di biasimo.
"I miei conti con Hall Point sono chiusi", argomentò lei.
"E' un brigade armato per la guerra."
"E allora?", finse di non capire.
"C'è altra gente con cui hai conti aperti."
Lee smarrì gli occhi nei suoi per un momento, un momento solo. Sospese il respiro in un momento di pura stasi: la nave immobile, attorno il silenzio. Durò i due secondi che le furono necessari ad attaccarsi con entrambe le mani al volante di un portellone e a costringere Dylan a fare lo stesso.
"Non è qui che moriamo, Eddie."
"Perché hai sognato Gray?"
Il sorriso le riempì le guance, negli occhi luminosi una fede totale e sfacciata.
"Perché ho visto Gray."
Il booster diede un calcio che sfaldò quasi il fragile wyoming su cui viaggiavano, spingendoli alla velocità della luce sulla traiettoria di disingaggio.


venerdì 13 febbraio 2015

like true love, and how i found it *

Dane End, Hera, inverno 2517

Cosa le dirai?

Le dirò che l'ho cercata ovunque. Ora di fronte alla porta di quest'angolo di universo fatto di polvere e sorto sulle tombe di centomila uomini le dirò che l'ho cercata nei quattro angoli di questo 'Verse, che ho preso per i capelli suo padre e gli ho detto vieni con noi, è ora, che gli ho detto è ora ancora prima di dirgli Jozef, non ci vediamo dal tempo che ci ha messo lei a crescermi dentro e poi a crescermi fuori, le racconterò di come suo padre si è messo a piangere e le racconterò di come suo padre è stato cacciato dal suo pianeta perché ci eravamo innamorati, le racconterò di come si amano due adolescenti che decidono di fuggire insieme e poi non ci riescono, di quanto è lungo un viaggio spaziale verso una destinazione sconosciuta, di quanto è difficile guardarsi attorno e non trovare nessuno che ti somigli. Le racconterò cosa vuol dire nascere polskie a Koroleva, essere uno straniero sulla tua terra, essere uno straniero dal momento in cui nasci: io e Jozef potremo raccontarglielo entrambi, è una storia che abbiamo in comune, è la storia che ci ha fatto convergere in un punto esatto delle nostre vite, un punto esatto in cui abbiamo fatto contatto e le scintille hanno illuminato il buio come cascate di stelle e da una cascata di stelle è stata creata lei, e anche se le nostre strade si sono incrociate per così poco, le dirò che è stata tutta una lunga preparazione per questo momento, per il momento in cui busso alla sua porta e mi presento, sperando che sia lei, sperando che sia ancora viva.

Cosa le racconterai?

Le racconterò la verità: io l'ho voluta, l'ho voluta con tutta me stessa, ma ero piccola (poco più grande di quanto è lei adesso) e non sono riuscita a tenerla stretta, e alla fine me l'hanno portata via. Le racconterò che ho fatto una vita di avventure, che ho rischiato questa mia vita cento volte e una, cento volte e una l'ho scampata e dopo la centounesima volta ho deciso che non ci sarebbe stata altra avventura, che la mia avventura da quel momento sarebbe stata ritrovare lei, soltanto lei, un boccone di cuore che ho lasciato scaldare al sole aspettando che fosse tiepido abbastanza. Le mostrerò il documento falso che mi sono fatta fare per rientrare a Koroleva, le dirò che ho premuto la mano sulla bocca di uno dei miei fratelli e gli ho mormorato in russo syurpriz, sorpresa, me lo sono mormorata sulle nocche mentre ridevo e chiudevo la bocca ad Arkadi, che sul mio palmo sorrideva anche lui, e mi diceva adesso lo so, adesso ho capito cosa ti ha portato via da noi, e io l'ho pregato di portare Vitali in un luogo sicuro, ed è così che ho rivisto l'uomo (il fratello) che me l'ha strappata dalle braccia mentre dormivo e l'ha mandata dove non avrei potuto ritrovarla, ma eccomi, ora la sto ritrovando. Le racconterò chi è Piotr Vitali Chernenko, come è diventato la persona che è adesso, le racconterò di come sono riuscita per la prima volta (per la prima volta dopo trentatré anni) a leggergli addosso ciò che stava provando, le racconterò di come sul fondo dell'animo nero di Vitali - fatto di dovere, di sacrificio e di potere, fatto di carbone in combustione e risentimento, fatto di brutalità e di imperativi morali - le racconterò di come sul fondo di quell'animo ho trovato un po' di pietà, gli ho trovato una carezza negli occhi e quel tanto di misericordia che gli ha permesso di dirmi che lei era su Hera, che su Hera l'aveva mandata perché sapeva che non la volevo far crescere come ero cresciuta io, che non sapeva se era sopravvissuta alla guerra ma che l'aveva mandata via chiamandola Summer, il suo nome, il nome che avevo scelto per lei, perché era nata ad agosto, a Sovietsk, sul mare dolce e tiepido, lontano dalla neve grigia di Stalingrad.

Le spiegherai chi sei?

Glielo spiegherò con una storia, e nella mia storia ci saranno tutti. Ci sarà babcia Ròza ma ci sarà anche Sergej, Arkadi come Vitali, ci saranno Lita e Oksana, Anna, la censura a Stalingrad e i campi di addestramento di Novgorod, la tundra in cui ci facevano esercitare alla sopravvivenza, ci sarà Jòzef e Sovietsk, ci sarà lei, il viaggio lunghissimo che mi ha portato a Xinhion, la notte che ho conosciuto Peter Tien in un ascensore bloccato e la mattina in cui sono andata a trovarlo e mi sono messa a parlare con Sanjay. Sarà una storia vera, le racconterò che Pete era un musicista e San aveva trovato la pace, le dirò che ogni angolo di pace va vissuto fino in fondo, finché dura, perché la pace non dura mai veramente finché la pace non la conquisti e non te la pianti dentro. E così arriverò a raccontarle della guerra, fingerò che lei non sappia niente e le racconterò dei proiettili che fischiano sulla testa e del carcere di massima sicurezza a poche miglia da Gào Shì, le insegnerò cos'è un crimine di guerra, le dirò come anche io ho perso i miei genitori ben prima che fossero irraggiungibili e della pace che ho ritrovato a Maracay, di come a Maracay ogni cosa ha sette vite e ho scoperto di avere sette vite anche io, no, non l'ho scoperto, l'ho deciso: le insegnerò come si decide quante vite si vogliono vivere e che destino e scelta non sono opposti, le insegnerò che il suo destino (il nostro destino) è inscritto nelle scelte che facciamo. Delle scelte che ho fatto io, di come il mio lavoro è stato la mia vita, di come nel mio lavoro ho trovato la mia missione e il mio scopo e di come ho scoperto, non so bene quando, che il vero potere di una persona risiede nelle storie che conosce e in quanto bene sa raccontarle, che non c'è montagna o gigante che non possano essere abbattuti con una buona storia, con una storia coraggiosa.

E di ciò che è successo dopo? Degli incubi?

Una storia è vera solo finché viene raccontata tutta: io non le nasconderò niente. Metterò gli incubi in fila (metterò in fila il cadavere di Stephan Cordier, il tradimento di Marshall Lee, la sensazione di affogare, il crollo delle terrazze verdi, IKON, metterò in fila il fiume in cui ero immersa quando cacciatori di taglie sparavano sul pelo dell'acqua, le bombe e i loà con cui ho ballato sui carboni ardenti, la febbre, i sensi di colpa, il terrore di ciò che avrei trovato dietro le mie palpebre prima di addormentarmi, Hall Point, la costanza nell'erodere la carne sulle ossa sperando di scomparire, sapendo che non mi avrebbero lasciato scomparire perché ero troppo ingombrante, Sharon Mackenzie e Ivan Volkov), metterò gli incubi in fila e poi le racconterò di come li ho sciolti, respinti, di tutta la fortuna che ho avuto, di Betts quando mi ha trascinato in acqua e della giustizia che ho trovato a Richleaf, di come io e Marshall Lee ci siamo perdonati, di Zoey e i suoi capelli rossi e delle spalle di Henner Yunchang, della tristezza di Andres e di tutte le volte che sono andata a trovare Drake in ospedale... e dei libri di Stephan Cordier, le racconterò di tutti i libri di Stephan Cordier e le racconterò di una grazia meravigliosa, cantata la notte, solo per lui, e canterò grazie anche io, e pregherò che ciò che le racconterò le mostri che se accogli gli incubi quelli si schiariranno, si dipaneranno e si mostreranno miseri, non più draghi e mostri ma persone col cuore secco e stanco, senza immaginazione. Le racconterò la mia storia così com'è, la mia vera storia, le racconterò di tutte le persone che ho amato e le racconterò di quanto ho tenuto stretto tra le braccia Sebastian Gray Holmes mormorandogli sulle labbra il suo vero nome, le racconterò di David e Golia e le racconterò anche di te, Dylan, di come ti ho perso e di tutto ciò che ho fatto per ritrovarti, e le mostrerò che ora sei qui, e mi parli, anche se con la voce sei muto e tieni il corpo tre metri dietro di me e di Jozef, perché sai che questo momento è nostro, che dietro questa porta c'è nostra figlia, in questo buco per orfani di guerra, in questa comunità di signori delle mosche sto cercando la mia mosca bianca, allora stringo la mano a Jozef e busso.

"Se non ve ne andate vi sparo in mezzo agli occhi."

Vediamo prima la bocca di un fucile e poi la faccia bianca e cupa che sta dietro il mirino, boccoli biondi e occhi azzurri, e non ho dubbi, non l'ho mai vista ma l'ho già riconosciuta, e sento Jozef coprirsi la bocca e singhiozzare un'unica volta perché l'ha già riconosciuta anche lui, quindi parlo io, e sorrido già.

"Sei Summer?"
"Che cazzo vuoi?"

Mi annoda lo stomaco e mi spalanca il cuore. Sono mesi che non riesco a tirare un sospiro di sollievo.

"Il mio nome è Lee Chernenko. Sono venuta a raccontarti una storia."

mercoledì 26 febbraio 2014

like forgiveness


"E' arrivata posta per te"
"Posta?", Lee chiede al suo vicino, che le porge un pacco.
"Cartacea", risponde Reid.
Lei sbatte le palpebre, lo ringrazia e entra in casa dopo una giornata lunga, faticosa. Si tratta di un libro e di una lettera. Legge la lettera seduta ai piedi del proprio letto, nel bilocale a Dogtown che condivide con Ryan Baker (lui non è in casa). Finita la lettera, apre il libro. Trovarci un pezzo di Stephan Cordier le riempie gli occhi di lacrime. E il petto di perdono.

* * *

Gentile monsieur Cordier,

le spedisco queste parole iperdonabilmente tardi, e spero vorrà perdonarmi per questa colpa: ho immaginato che il più recente lutto della famiglia richiedesse da parte mia il mantenere un minimo di distanza, in modo da non invadere i vostri spazi. Nonostante ciò, vorrei che sapesse che la sua famiglia è stata nei miei pensieri a lungo dopo la mia partenza dal pianeta.

La vostra ospitalità in momenti così drammatici, spero lo sappia, è stata enormemente apprezzata da me quanto da mister Fharsen: quando sono giunta su Clackline conoscevo molto poco di voi e dell'uomo il cui corpo vi stavo riportando. Aver avuto modo di incontrarvi, di vedere la vostra casa e conoscere Stephan attraverso i vostri racconti, mi ha fatto capire quanto fosse un uomo profondamente amato da chi aveva vicino, e come la sua prematura dipartita non potesse essere dovuta a una tragica fatalità o a un banale furto.

Se lei crede sia possibile affezionarsi alla sorte di una persona ormai scomparsa, monsieur Cordier, posso allora dirle in completa onestà che la memoria di suo figlio, il modo in cui sarebbe stato ricordato il suo operato e i buoni intenti delle sue azioni erano diventati per me questioni che ho sentito quasi personali. Faccio questo lavoro ormai da dieci anni, e le posso dire che non sarei in grado di farlo se non mi sentissi coinvolta dalle storie che vado a raccontare, e se non credessi che raccontarle potesse far onore alla Verità e ai suoi protagonisti. Ho molti ottimi amici e colleghi che mi ricordano come raccontare e divulgare storie vere possa portare a conseguenze di cui il reporter non ha controllo. Nonostante ciò, non riesco a non pensare che se mi fossi lasciata coinvolgere meno dalle vicende e dall'idea della terribile ingiustizia perpetrata contro Stephan, la sua famiglia adesso non sarebbe costretta ad attraversare un secondo periodo di lutto.

Per questo ho tardato tanto a portarle le mie condoglianze per la scomparsa di sua figlia Alysee, tanto più sentite quanto più la sua morte mi coinvolge in parte. Non so quali siano i suoi sentimenti nei miei confronti, ma vorrei che sapesse che la mia ostinazione nel pubblicare ogni parte della storia non è stata dettata da ambizione personale o sconsideratezza, e che il mio interesse per l'accaduto e per Stephan è stato sincero fin dal momento in cui ho vargato la soglia della tenuta Cordier e si è solo rafforzato quando ho appreso le sue intenzioni di prevenire, tramite il suo lavoro, un sanguinoso scontro armato tra la sua famiglia e quella dei Menard. Chiusa la questione ho fatto pervenire per vie indirette alla flotta il luogo dove avrebbero potuto trovare l'assassina colpevole dell'uccisione di Stephan, di Philip Menard e di Rocher, e ho fornito loro tutte le prove in mio possesso che puntassero il dito contro Eric Sangreal. So che non è molto, di fronte alla perdita di due figli, ma è tutto ciò che ho potuto fare in quel momento.

Esprimo di nuovo le mie più sincere condoglianze a lei, a madame Cordier e alla vostra famiglia intera.

Cordialmente,

Lee Chernenko

* * *

[Il plico viene consegnato ad Elian a mezzo fattorino di consegna ordinaria interplanetaria. 
Contiene una busta sigillata in ceralacca rossa con lo stemma dei Cordier, ed un involto rettangolare avvolto da semplice carta da pacco.
Nella busta, elegantemente vergata, si trova una  lettera scritta a mano. La grafia è ferma ed elegante, prova di arzigogoli e molto chiara da scorrere.]

 Gentilissima Miss Chernenko,

ho pensato molto a come rispondere alla sua lettera. Non sono certo che riusciremo a trovare le parole giuste ma la mia giovane Gemma è convinta che quanto meno andrebbe fatto il tentativo. Io, al contrario dei miei figli, preferisco un tipo di comunicazione più antiquata e per questo ora le scrivo questa lettera, confidando che non passi troppo tempo prima che lei la riceva.

Vorrei, anzi, vorremmo innanzitutto ringraziarla, Miss Chernenko. Per il tempo, le energie, i rischi che ha corso interessandosi alla sorte del nostro amato Stephan e di tutto ciò che ha tragicamente seguito il suo assassinio. Nessuno di noi ritiene che lei abbia qualcosa di cui chiedere perdono, tantomeno per il rispetto che ha portato nei confronti del nostro lutto.

Se non sbaglio, fui io il primo a chiedere il suo coinvolgimento diretto. A chiederle di pubblicare un articolo su quanto avrebbe scoperto. A chiederle, e solo ora mi rendo conto della situazione in cui ho spinto sia lei che Mister Fahrsen, di esporsi a rischi per portare giustizia al destino di nostro figlio.
Lo feci perché riconobbi in lei i segni dell’interesse sincero di cui mi parla eloquentemente nel suo messaggio. Come me, tutti i miei famigliari.
Un interesse che abbiamo potuto apprezzare nella sua inchiesta. La tensione per ciò che è accaduto, il dolore del lutto, le preoccupazioni riguardo alla situazione poco chiara non ci hanno impedito di riconoscere con quanta umanità ed empatia lei abbia scritto di Stephan.

Credo fermamente che Alysee stessa se ne fosse resa conto.
Non sono certo di riuscire a trovare le parole giuste, Miss Chernenko. Ma posso dirle, con tutta la franchezza di cui sono capace, che nessuno in questa casa la ritiene responsabile di quanto accaduto. Non io, non mia moglie, nessuno di noi. Alysee era una donna più fragile di quanto non pensassimo e ha fatto una scelta, probabilmente soverchiata dai sensi di colpa di fronte ad una situazione ormai impossibile da raddrizzare.
E’ stata una sua scelta, Miss Chernenko. Non ha nulla a che vedere con lei.
Sarebbe un grave torto inflitto alla memoria di Stephan, che lei dice di avere imparato ad apprezzare così tanto, se si facesse carico di responsabilità che noi non abbiamo intenzione di imputarle.

Colgo l’occasione per presentarle i ringraziamenti di tutta la mia famiglia per avere contribuito in modo così risolutivo alla cattura di colui che ha recato tanto dolore, non solo a noi.
Accettiamo con gratitudine le sue condoglianze, e le auguriamo di proseguire nel suo lavoro con lo stesso spirito che abbiamo avuto il piacere di incontrare.

In allegato troverà un volume proveniente dalla biblioteca di Stephan. Si tratta della ristampa di un classico della Terra Che Fu, che a lui era molto caro. Gemma ha ritenuto opportuno farlo avere a lei.

Buona vita, Miss Chernenko.
Sappia che sarà la benvenuta, qualora volesse tornare su Clackline.

G. Cordier

* * *

Il volume contenuto nel pacco si intitola "Walden, ovvero vita nei boschi". E' una ristampa di un certo pregio, con appunti lasciati dal precedente proprietario ed alcuni passi riportati su fogli di carta utilizzati come segnalibri, tra cui:

"Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo I fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici; se si fosse rivelata meschina, volevo trarne tutta la genuina meschinità, e mostrarne al mondo la bassezza; se invece fosse apparsa sublime, volevo conoscerla con l'esperienza, e poterne dare un vero ragguaglio nella mia prossima digressione."

-- Henry David Thoreau
dal libro "Walden ovvero vita nei boschi" di Henry David Thoreau

mercoledì 5 febbraio 2014

like a flood


Nuova tragedia a Clackline: muore Alysee Cordier
Ne danno l'annuncio i famigliari, stretti in un lutto che pare senza fine: Alysee Cordier, sorella del defunto Stephan e dopo di lui prima erede del noto latifondo agricolo situato nella contea di Augustine, è stata trovata morta in una camera d'albergo a Baton Rouge.
Gaston Cordier, patriarca della famiglia, ha rifiutato di rispondere alle domande della stampa, indirizzando ancora una volta qualsiasi richiesta allo Xinshou Yahn Fahrsen, della Shouye di Horyzon, assunto come portavoce dal latifondista ormai da qualche tempo.
Non sono ancora stati resi noti i particolari sulla morte, ma voci non confermate ipotizzano un suicidio, le cui modalità e cause sono ignote. Imputabili forse all'inchiesta giornalistica che ha esposto le colpe del suo amante, Eric Sangrèal?


La consapevolezza arriva a ondate. Lee le aspetta pazientemente stesa sul divano letto del monolocale di Dylan Khan, che adesso non è in casa. Ogni volta pensa che sarà l'ultima: annaspa sicura che non riuscirà a riprendere fiato, ma la marea si ritira con la stessa puntualità con cui si alza, e le lascia il tempo di ripescare nella sabbia umida tutte le buone ragioni: il suo lavoro è raccontare. E' arrivata troppo tardi a casa di Claude Rocher, e non avrebbe avuto modo di salvare Philip Menard. Se le autorità avessero preso per buone le foto apparse su un rispettabilissimo giornale corer, a quest'ora Alysee sarebbe viva e Gaston Cordier non avrebbe un altro figlio da seppellire. Chiude gli occhi, un'altra onda che le sommerge il naso e la bocca: il viso addolorato della madre di Stephan e la commozione di Gemma nel parlare di suo fratello. E' entrata in casa loro e ha approfittato della loro debolezza? Nel buio soffoca. Chissà se Philip era già morto quando l'acqua del fiume gli ha riempito i polmoni. 

La marea rientra. Voleva raccontare una storia, non una qualsiasi: voleva raccontare la storia di Stephan. Mentre Haggerty gli studiava la carne dilaniata sul tavolo di un obitorio a El Paso, lei gli aveva accarezzato i capelli e si era ripromessa che avrebbe scoperto chi lo aveva ucciso. O era prima? Quando l'aveva trovato sulla fiancata della Freeman Dyson, fresco di morte, e aveva giurato a se stessa che l'avrebbe riportato a casa. Tutti meritano le lacrime di chi li ha amati.

Dylan non si sorprende quando rientra a casa e vede nella penombra il suo profilo rivolto verso l'alto. Non si dicono nulla: lei continua a guardare il soffitto e a respirare solo ogni tanto, e lui poggia le sue cose, si toglie le scarpe, si lava la faccia e apre il frigo, seguendo la traccia nota della sua routine. Stappa una sola birra, ma gliela porge quando va a stendersi accanto a lei. 

"Di solito questo è il momento in cui te ne vai", profetizza.
"Mi aspettano a Polaris"

Dylan guarda il soffitto e respira. Non deve fare altro: sul respiro di lui Lee regolarizza il suo, ricacciando indietro la marea un po' alla volta. Le basta tenersi spalla contro spalla, come quando lui la ascoltava ripetere il commento critico alla deontologia professionale dei giornalisti. 

"Sono stata stupida, ho pensato a proteggere solo chi volevo. Lisa. Yahn. Chiunque si sarebbe reso conto che Alysee Cordier rischiava più di tutti loro"
"Hai fatto una grande inchiesta, Lynn"
"Ma sono un essere umano nettamente più meschino". 

Rimangono in silenzio. Lei prende qualche sorso di birra, deglutendo a stento. L'acqua che manda giù le torna negli occhi.

"Vuoi sapere la cosa peggiore?"

Dylan non risponde. Volta appena il capo e le guarda il profilo.

"La cosa peggiore è che Alysee Cordier è stata uccisa per colpa mia, e tutto ciò a cui riesco a pensare è quanto mi starà odiando la sua famiglia, quanto... - la marea la sommerge - quanto mi odierebbe Stephan, se fosse vivo". 

Forse Stephan la odierebbe: è una supposizione fondata. Dylan lo pensa ma, mosso forse da un minimo di pietà, evita di dirlo. Evita di dire qualsiasi cosa: continua a guardarla e lascia che la marea faccia il suo corso, la sommerga e rientri. Lui non tende una mano per recuperarla prima del tempo, permettendo che l'acqua la riempia dello spavento di affogare. Si limiterà a raccogliere ciò che tornerà a riva. 

domenica 2 febbraio 2014

like a happy couple



"Niente di tutto questo sarebbe stato possibile, senza di te"


giovedì 9 gennaio 2014

like a song



Clackline, Gennaio 2516
Cordier Mansion


Qualcuno canta. Lee può sentirne la voce mentre si infila in una vasca di acqua bollente chiusa in un bagno che si è preoccupata di riempire di vapore, in modo che scolli naturalmente un lembo della busta da lettere del messaggio trafugato dalla scrivania di Stephan Cordier. Non si è tolta dal collo la mala di ematite; ogni grano nero le pesa sul petto ricordandole una colpa per volta. E' un canto tradizionale degli schiavi di Clackline, questo lo sa. 

Amazing grace! How sweet the sound 
that saved a wretch like me! 
I once was lost, but now am found; 
was blind, but now I see. 

Sarà una schiava a cantarla? L'acqua bollente le lambisce le caviglie, i fianchi, il busto. Lei si passa i palmi spalancati delle mani sulle gambe, dalle ginocchia ai piedi, chiedendosi se Stephan Cordier sentisse quella canzone ogni notte. La aspettava sveglio? Premeva l'orecchio contro la porta per sentire meglio? Interrompeva lo studio, la lettura dei suoi mille tomi, per sentir cantare della salvezza che ti fa ritrovare la strada, che ti accende gli occhi e ti permette di vedere?

'Twas grace that taught my heart to fear, 
and grace my fears relieved; 
how precious did that grace appear 
the hour I first believed. 

Forse la cantava anche lui. Forse chiudeva a chiave il suo studio e ne ripeteva le parole - cinque minuti, solo cinque minuti, per poi tornare sulle sue carte e restare sveglio tutta la notte. O forse Stephan dormiva, la notte? Per qualche motivo, sentiva che non era così. Lo sapeva fin dentro le vene, lo aveva sempre saputo - da quando ne aveva visto il cuore dilaniato dai coyote, da quando aveva aiutato i becchini a ripulirlo e ne aveva esaminato le mani soffici, prive di calli -. 

Through many dangers, toils, and snares, 
I have already come; 
'tis grace hath brought me safe thus far, 
and grace will lead me home. 

Lee affondò nell'acqua fino alle spalle, guardando le proprie ginocchia bianche emergere appena dal filo dell'acqua fumosa. (Dylan glielo diceva sempre: ti fai coinvolgere troppo. La gente muore per un motivo preciso, e non è piangendoli che li riporti in vita. Ti fai coinvolgere come se fossero tutti tuoi fratelli, tuoi amici, tuoi amanti, ma nessuno di loro lo è. Nessuno di loro lo sarebbe potuto essere, nessuno di loro si sarebbe salvato se avesse prima conosciuto te, se fossi arrivata nella loro vita un attimo prima). Raccolse l'acqua con le mani e ci si bagnò il volto scosso, triste. Cosa ci faceva a Greenfield? Cosa ci faceva a Greenfield, proprio lì, e perché era stato ucciso? 

The Lord has promised good to me, 
his word my hope secures; 
he will my shield and portion be, 
as long as life endures. 

(Dylan glielo diceva sempre: la gente muore per mille motivi diversi, non solo per buoni motivi. Non solo per i motivi per cui potresti morire tu, per cui saresti disposta a morire tu. Non puoi cercare la parte migliore di loro, e pretendere che sia quelli che li ha fatti uccidere - fa di te una cattiva reporter, una cattiva giornalista. Dylan lo diceva sempre, e lei spalancava le braccia e gli diceva, esasperata: ma non fa di me un buon essere umano?)

Yea, when this flesh and heart shall fail, 
and mortal life shall cease, 
I shall possess, within the veil, 
a life of joy and peace. 

No, Stephan non aveva mai sentito quella canzone in vita sua. Affondò nell'acqua fino ai capelli, rimase immersa finché il respiro glielo permise. Riemerse con gli occhi pieni di sale. Non aveva mai sentito quella canzone in vita sua, perché quella canzone parlava di morte e rinascita. 
Quella canzone era per lui.