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giovedì 1 gennaio 2015

like an eve, again


Mancano pochi minuti alla mezzanotte, il quartiere è in festa. Lee Chernenko guarda in alto, verso la finestra dell'appartamento di Dylan Khan. La luce accesa alimenta la sua inquietudine: sapeva che sarebbe tornato, prima o poi, lo sapeva. L'ha dubitato, a Hall Point? Quando ha detto a Siddartha che un suo amico era morto sotto il crollo delle Terrazze Verdi, l'ha considerato perso per sempre? L'ha tradito?

E' una vita che non si trovano geograficamente così vicini. Unidici e cinquantatré: le basterebbe entrare nell'atrio (ha le chiavi), prendere l'ascensore, aspettare mezzanotte e poi suonare alla porta. Sarebbe un'entrata sufficientemente drammatica da fargli storcere il naso, dargli qualcosa su cui rimproverarla, ristabilire il rapporto. La tua vocazione per le entrate d'effetto produce risultati sempre più scadenti, Lynn. Oppure era così prevedibile che ho predisposto due bicchieri di champagne, Lynn. Sarebbe stato qualcosa di molto asciutto, di silenzioso. Non era mai davvero riuscita ad abbracciarlo come abbracciava tutti gli altri - a stringerlo con la stessa energia. Era sempre scappato. 

Undici e cinquantacinque, forse avrebbe dovuto rimanere da Gray. Avercela con lui è ingiusto, lo sa, ma non è la prima volta che testa e cuore le vanno in posti diversi, quando si tratta di lui. Quando è andata via gli ha scritto di andare avanti, ma non ha mai avuto il diritto di indicargli in che direzione. L'ha manipolato nello spingerlo a tornare a New London, a farsi vivo con i suoi, perché aveva stupidamente assunto la missione di farlo ricongiungere con la sua famiglia, con suo figlio, con sua moglie, per fargli avere qualcuno in cui rifugiarsi quando lei, inevitabilmente, sarebbe andata via. Ma non è sua moglie la persona da cui è andato (non la moglie di David O'Leary, almeno), e pensarlo con l'ex moglie di Sebastian Gray Holmes su Whitmon - quando Whitmon era il loro obiettivo di fuga, la loro possibilità di pace - l'ha fatta sentire tradita, insofferente. Non è per questo che sono quasi morta, avrebbe voluto dirgli, ed è scappata da casa sua perché sapeva che altrimenti l'avrebbe pronunciato. Anche se non ne aveva il diritto. Anche se è stata un'ipocrita a sua volta - anche se andò su Whitmon la prima volta con Dylan e anche se era stato Dylan a chiederle di tornarci con lui, di fuggirci con lui. Pensa alle aragoste vive intrappolate nelle pentole d'acqua bollente che poi le uccideranno, in tempo per servirle su un piatto. L'immagine le fa rivoltare le viscere.

Due minuti a mezzanotte, ed è sola. Dovrebbe girare i tacchi e andare da Gray, parlargli di tutto ciò che è successo a Hall Point, delle persone che ha incontrato e dei libri che ha letto, di come se l'è cavata - nonostante tutto - senza che nessuno le desse neanche un pugno in faccia. Delle sue sette vite, e non le abbia ancora neanche lontanamente usate tutte. Dovrebbe baciarlo e nascondersi con lui sotto le coperte, e stringerlo come Dylan non si è mai fatto stringere, e dirgli che andranno a Whitmon insieme, a New London insieme, a Blackrock insieme, in ogni angolo del 'Verse insieme. Promettergli di essere qui, adesso, di non avere alcun desiderio di andare via di nuovo, di non volere altra persona al mondo al suo fianco. Dirgli: da adesso in poi siamo io e te, Lee e David. Non importa quanti Golia incontreremo sulla nostra strada - non ti scriverò mai più una lettera d'addio. 

Mezzanotte esplode di suoni, di fuochi d'artificio, di botti e musica. Non sa dov'è Gray, ma sa dov'è Eddie. Lassù. E lei è giù in strada. Ci rimane ancora pochi minuti, poi si strofina la mano sulla faccia e, con la frustrazione agganciata ai muscoli, se ne va via.

Dylan, che l'ha guardata da dietro le tende fino a quel momento, si sposta dalla finestra e va a mettere via il secondo bicchiere di champagne.

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I fucked it up
I rest my case

sabato 27 dicembre 2014

like a gentle touch


Sei una che distrugge tutto ciò che tocca. Che lascia macerie dietro di sé. 
Ieri ha dormito. Cinque ore piene e quiete. Ha ignorato il dolore al braccio, le minacce, il disonore (il disonore come direbbe suo padre, come direbbe suo fratello). Ha ignorato lo sguardo nascosto di Gray che le si è piantato nel cervello, le ha rivoltato le viscere e impedito di chiudere occhio per settimane; gli occhi di Andres mentre la portavano via, l'incomprensione di Julia nel vederla restituirle un pacchetto nascosto in una pila di vestiti. L'hanno fatta rigirare in coperte troppo sottili, troppo pesanti. Ha avuto caldo e freddo, ha avuto sete di alcol e la fame le ha scavato la carne senza che il terrore di passare il resto della sua vita a Hall Point le permettesse di tenersi qualcosa nello stomaco per più di dieci minuti. Ha sentito la rabbia cieca e bruciante verso il securer che ha provato a costringerla a mangiare, che le ha torto il braccio dietro la schiena quasi slogandole una spalla, convinto che un attimo davanti allo specchio e la minaccia di non essere più bella potesse risolvere tutto. Le ha ricordato tutte le persone nella sua vita che le hanno fatto torto e violenza pensando di aiutare. Tutte le persone che non la conoscevano.

Poi un ragazzo di venticinque anni le ha poggiato le labbra sulle nocche sbucciate, sotto un cielo nero e pieno di stelle - il peso dell'universo sulle loro teste -. Le ha ricordato la gentilezza, l'ha fatta tremare. Ha riscoperto che il contatto fisico non sono solo le mani di Sharon Mackenzie sulle spalle, le dita gelide di un medico che le sistema sensori addosso per studiarla come se fosse una cavia, i palmi di un uomo invadente che le tocca un ginocchio e si avvicina troppo. Ha riscoperto che la pelle di una persona può anche essere tiepida, che una voce dolce e un po' allucinata è ancora capace di farla infatuare. Per la prima volta dopo settimane ha dormito: cinque ore piene e quiete, in cui ha sognato di dare baci leggeri e al gusto di fragola.
Sei una che lascia macerie dietro di sé.
Il giorno dopo, Grace Sullivan è di fronte a lei, le dice che non vuole odiarla e che sta andando su un pianeta distante. Lei pensa che l'universo è gigantesco e pieno di persone minuscole, e ha la sensazione - l'ha sempre avuta - che Grace pensi al contrario di essere una persona gigantesca in un 'Verse minuscolo.
Sei una che distrugge tutto ciò che tocca, le dice prima di andare via.
Quella notte notte tornerà a rigirarsi nelle coperte troppo sottili, troppo pesanti. 

venerdì 19 dicembre 2014

like the dragon's wife


[ Le prime pagine di un taccuino nuovo. ]


La moglie del dragone è una costellazione mobile di sei comete che gira attorno al sistema Central ("la moglie" perché la scia - le code ioniche - sembra il velo di una sposa). Sei comete come sei skyplex, che sono disposti nel 'Verse in modo da poterle vedere tutte e sei una volta ogni trent'anni, in un preciso momento, quale non è chiaro, è chiaro che uno le vede di passaggio. Passano e fanno sempre lo stesso giro, e ci mettono trent'anni. Per vederle si deve vivere una vita da sentinella. 
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Max non parla quasi mai e non so che pensa. Visto che non ho soldi abbastanza per comprarli, Shi Lao dice che i libri me li affitta (cinque dollari per tre giorni, tariffa da strozzino). In tre giorni leggo anche seicento pagine, ma di libri da seicento pagine ne ha pochi. Ieri o oggi (difficile distinguere i giorni dove il sole non sorge) ho sognato di essere in uno spazioporto. Avevo sete ma non potevo spostarmi dal gate, o avrei perso la partenza e sarei rimasta lì. Non so che spazioporto era. Ho finito di leggere "Cento fratelli" di Bertrand Ball, 143 pagine che descrivono i rapporti tra fratelli nella stessa casa. Non so come non sia diventato un pilastro del post-surrealismo letterario - ogni stanza rappresenta un padre diverso, credo. Alcune persone hanno il privilegio di averne più d'uno. La chiusura è magnifica.
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Dovrei scrivere qualcosa sui nessun-luogo come gli skyplex: tutti ci passano, nessuno ci si ferma. A parte me. Un posto esiste davvero se non è la meta di nessuno in tutto il 'Verse? Da qualche parte ho letto che alterano la gravità (leggermente) per far sentire i frequentatori più leggeri, è quindi più inclini a spendere, a distrarsi, a perdersi (e a tornare). Anche l'assenza di gravità qui diventa droga, sostanza da vendere; peggio: tattica di marketing. 
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Ora sto leggendo "Wide Eyed" ed è un libro che potrebbe essere fatto di zucchero filato - ma è così melenso da fare tutto il giro e diventare alienante quanto può esserlo un francobollo di ODT. Non contiene nulla di strutturato, solo visioni che starebbero bene addosso a una persona che del mondo vero non conosce niente e può quindi permettersi la fantasia rosa (ogni riga che leggo ce ne è una non scritta che dice: "fa' che non parli di me"). 
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Ho costantemente fame, ma ogni volta che mangio mi viene da vomitare. Max mi ha già trovato un paio di volte con la testa nel gabinetto (non mi ha detto niente, non mi dice mai niente). Mi sento più debole. Di tutto ciò che ho valutato, non avrei mai pensato questo: che a congiurare contro di me sarebbe stato il mio stesso corpo - che mi avrebbe tradito. 
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Il drago è la Triade.