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martedì 25 novembre 2014

like I'm swimming upstream


Morgan Hammer è colpevole.

Lee Chernenko l'ha sempre saputo e se non l'avesse saputo non avrebbero assunto Julia Clarke no Julia Clarke non avrebbe mai fatto spostare il processo no con i suoi capelli lunghi e biondi e quelle labbra che se le sogna la notte anche lei ed era un bel po' che non le capitava di sognare delle labbra di donna la notte e degli occhi e dei capelli e le gambe e la pelle e quella pelle non avrebbe mai lavorato per far spostare il processo Hammer e Hammer su Spartaca sarebbe stato innocente perché la legge degli spartians assolve gli spartians e condanna gli orientali ma ora è seduta davanti alla holo tv sì e beve latte caldo che non ha il sapore del latte vero e miele in polvere e bourbon come le hanno insegnato a Shadetrack anche se a Shadetrack il latte era vero e il bourbon era vero e il miele lo facevano le api e non i laboratori e non era in polvere era vero e a volte sente il bisogno di quelle cose vere tanto che andrebbe in posti onesti come Blackrock e ci si perderebbe come a Blackrock a cercare cose vere come l'agave di cui ha sentito parlare e cercare l'acqua quando scorre nei fiumi e non come nei fiumi neri di Spartaca avvelenati dalle miniere e avvelenati dalla segregazione razziale e avvelenati dagli spartians bianchi e biondi che le terrorizzano i sogni non come Julia Clarke non come David che le bacia i capelli o Marshall Lee che le bacia la fronte o Jozef che l'ha baciata per la prima volta o Seth su Hall Point che probabilmente non bacerà mai più non come queste cose dolci che sanno di vita e miele anche se alcuni di loro non hanno mai conosciuto il miele vedi il miele che aveva fatto conoscere a Owen e che avrebbe fatto conoscere a Summer e le avrebbe insegnato tutte le cose giuste ci fosse stato il tempo il modo le risorse la congiunzione astrale il destino non era destino e l'ha detto a Dima Demidov che le cose accadono per un motivo ma alcuni motivi lei li sta ancora cercando e Demidov crede di saperli ma li cercherebbe anche lui se non avesse paura di dire che non li sa nessuno li sa nessuno sa perché amiamo dove nasciamo e di sicuro non lo sa Lee Chernenko che non lo ha mai imparato e quello forse non avrebbe saputo insegnarlo a nessuno mai e quindi è meglio ch non ci sia stato il tempo il modo le risorse la congiunzione astrale e il destino che prendeva altri corsi e lei che seguiva altri fiumi e le cascate poi che finivano sulle rocce e lei si è schiantata alcune volte e le sue sette vite sono diminuite ma doveva succedere anche quello perché reinventarsi funziona solo se ti distruggi prima e lei si è distrutta si è reinventata ricostruita ristrutturata e ora paga un'onorevole xinshou della Shouye di Capital City perché aiuti il corso della giustizia e la giustizia ha un corso che è come un fiume si muove ti travolge e se ti ci opponi ti travolge di più fino a portarti oltre la cascata sulle rocce in volo libero e agiti le braccia pensando di volare ma ti aspettano le rocce sul fondo lei questo lo sa perché ha ancora i segni e i ricordi e baci dolci a cui pensa spesso e a cui pensa adesso perché sa che dopo questo sentimento che è come se tutto fosse al suo posto e che forse uno potrebbe chiamare soddisfazione dopo questo sentimento lei sa sì sa che arriva l'onda e la risacca si porta sempre dietro una conchiglia un pezzo un angolo e quindi dopo questo sentimento che uno potrebbe chiamare soddisfazione che dura poco anche se lei vorrebbe farlo durare tanto dopo questo sentimento arriva l'onda a mettere disordine e la risacca che si porta via qualcosa e lascia un vuoto quindi lei sente un vuoto ed è di nuovo inquieta è di nuovo irrequieta e incompleta e si trascina via la risacca il pezzo importante il pezzo che la fa sentire tutta e lascia il vuoto che si chiama cosa faccio adesso adesso cosa posso fare adesso cosa potrei fare adesso cosa mi terrà in piedi la notte adesso cosa mi costringerà a distrarmi e a portarmi via e a trascinarmi lontana con la testa da Jozef che bussa alla mia porta e Dylan che non è tornato e Hall Point che mi vuole morta e proprio mentre il vuoto crea spaccature come su un vetro resistente ma non abbastanza proprio quando l'onda e la risacca le schiacciano i polmoni come se i polmoni non dovessero più respirare e le schiaccia il cuore come se il cuore non dovesse più battere solo allora soltanto allora le holonews cambiano e iniziano a parlare di gente scomparsa di un tale Scar e allora lei drizza la schiena e si chiede se è quello Scar che una volta e mandano la foto e allora lei sa che è proprio quel Raymond Scar che una volta e dicono che è scomparso e parlano di New London e nel vuoto lasciato dalla risacca inizia a costruire aspettativa e desiderio ed energia e grandezza soltanto allora ricomincia a funzionare come un ingranaggio e come un ingranaggio fissa gli obiettivi e con gli obiettivi i piani e con i piani i movimenti e con i movimenti si ripete si dice senza ripetere perché le basta dirlo una volta perché sia vero.

Raymond Scar è scomparso.
Ritroviamolo. 

giovedì 30 ottobre 2014

unlike me

20 Ottobre 2516

Quando hai paura, immagini Vitali. 


Vitali è seduto sul balcone assieme a lei. La tettoia impedisce alla pioggia di bagnarli, e il vento li rinfranca: sono pur sempre figli di Stalingrad. Ogni tanto una macchina passa in strada, fa rumore. Lei ha chiuso la porta-finestra in modo che le sue chiacchiere non svegliassero Zoey. E' la quinta volta che prova a richiamare Serafel, lei non risponde. Non posso vincere con te, honey-bee, mormora molto piano.

"Hai paura." Vitali ha la voce delle montagne di roccia appuntita.
"Non ho paura."
"La paura di morire è la meno utile che risiede negli uomini. Tutti moriamo, prima o poi."
"Non a trent'anni."
"Il dispiacere di morire giovani proviene dalla falsa convinzione che la nostra vita, se portata avanti, possa fare la differenza per l'ambiente che ci circonda. Non tutti sono speciali, Elian."
"Io lo sono."
Preme addosso a suo fratello uno sguardo combattivo: con Vitali conosce solo la guerra. Una volta, tanto tempo fa, si è resa conto che Marshall Lee parlava con chi non c'era; si è detta che avrebbe provato anche lei, e adesso le persone che non ci sono non la lasciano in pace un attimo.
"Saresti potuta esserlo. Hai molti talenti naturali e molte capacità acquisite che sarebbero utili alla patria."
"Sono utili al lavoro che ho scelto. Ed è un lavoro che fa la differenza."
"Ritieni di aver fatto una differenza? Ogni momento del tuo lavoro è mirato a decostruire le sovrastrutture, ma la struttura rimane la stessa. Se fossi rimasta a Koroleva, avresti potuto davvero cambiare qualcosa. La struttura. Il 'Verse intero. Fare la tua parte."
"L'imperialismo blu non è diverso dall'imperialismo rosso, e l'unica cosa che vi distingue è che loro hanno vinto la guerra. Non ho mai avuto nessuna parte nei piani del vostro esercito, Vitali. Né in quelli di nostro padre. Né nei tuoi, per quanto può valere."
"Se fossi rimasta, adesso non avresti paura di morire."
E' così. La paura di morire te la estirpano di dosso la prima settimana di addestramento. Morirai quando dovrai morire, e se morirai servendo la patria sarà una morte onorevole. Deve essere per questo che i koroleviti sono inclini allo sterminio: applicano la loro logica stringente anche ai loro avversari. Non è una morte terribile, se per mano di un nemico degno. E i russi si ritengono sempre degni nemici.
"Ti ricordi quando sono caduta in un lago ghiacciato e tu mi hai salvato la vita?"
"Come non potrei: lo ricordi di continuo. Lo ripeti ogni volta che cerchi un punto di contatto con me."
"E' l'unico punto di contatto che ho con te?"
"Vuoi che lo dica con la mia voce in modo da non doverti rispondere da sola?"
"Quando ero piccola eri il mio eroe. Non nostro padre, non Sergej. Nemmeno Arkadi, né Anna. Eri tu. Non avrei mai pensato che ci sarebbe successo questo."
"E' successo a causa tua. Sei tu che te ne sei andata."
"Ero andata via da molto prima di lasciare il pianeta, Vitali."
"Continui ad attribuire le colpe a chiunque, ma mai a te stessa."
"Sei stato almeno un po' triste, quando sono andata via?"
Vitali non risponde: lui non parla mai di sentimenti. Si alza in piedi e, con le mani giunte dietro la schiena, si avvicina alla ringhiera del balcone. Dritto e severo come una statua, è attraverso la sua figura che si ricorda sempre il motivo per cui i Chernenko sono sempre stati chiamati schiene d'amianto. E' scivolato nella loro dinastia quasi come un tratto genetico. Sergej, Anna, Vitali, Elizaveta: non potrà mai dimenticare il giorno in cui vide quasi per caso suo padre seduto sul banco degli imputati dei processi di guerra di Afghana. Anche con i polsi incatenati, aveva la schiena dritta e il mento alto.
"Hai paura di morire, Elian?"
"Sì. Tutti hanno paura di morire, Piotr. E' ciò che ci rende umani."
"Non ti ha fermato."
"No. Non lo ha mai fatto."
"E varrebbe la pena morire, per consegnare una manciata di nomi alla pubblica gogna?"
Lee sorride, lo sguardo le si appanna di malinconia, di rassegnazione.
"Varrebbe la pena morire per Koroleva?"
"Sempre."
Vitali (ciò che immagina di Vitali) si volta verso di lei e la osserva come se il suo sguardo potesse bucare sassi.
"Well - mormora lei, oscillando all'indietro il busto - buon sangue non mente, non è così?"

* * *

Siede nella sala visita di un carcere militare. E' molto simile a quello in cui è andata a trovare Sergej, una volta sola, ormai anni fa. Prima ancora della guerra di Polaris, di Richleaf. Prima ancora che il Core festeggiasse l'arrivo del 1512 come l'anno del nuovo mondo, dell'agognato cambiamento. A Dima Demidov accende una sigaretta. Sono natsional'nyy: nazionali korolevite, pressoché introvabili nel Core. Ma lei le ha trovate. Sono le prime sigarette che abbia mai fumato. Le sue preferite, anche se non lo ha mai confessato a nessuno: dalla bocca di una russa, ogni parola diventa una professione politica.
"Ripeterò in questa sede quanto ho detto a Wolfe: io non sono un traditore".
E' la verità. Nessun korolevita è un traditore agli occhi di Koroleva. Eccezion fatta, forse, per Lee Chernenko: quella che se ne è andata. Quella che ha tradito la sua famiglia e la sua nazione quando ha scritto di Ikon. Nonostante l'unica cosa che abbia veramente azzeccato sia questa: Koroleva inizierà una nuova guerra. Koroleva vuole conquistare ogni cosa.
"Le informazioni per manomettere Ikon. Sono arrivate dall'intelligence di Stalingrad o da quella di New Moscow?"
Demidov non lo sa: dice il vero, anche questa volta. Lee non capisce quanto lui si renda conto dell'importanza della domanda, per lei. Vuole sapere se è colpa di suo fratello. Se suo fratello, dal ghiaccio del triangolo militare a nord, è coinvolto nella più grande strage mai avvenuta nel Core. Ma Demidov non sa risponderle, e il polso le fa più male. Giorni più tardi, rivolge una domanda simile a Solomon Wolfe, in un'aiuola di rose e orchidee. Gli chiede se il satellite di cui lei ha consegnato i piani ha sparato. 
"Il progetto di Ikon è il progetto di tutti i satelliti. Non c'è modo di saperlo."
Il polso, in quel momento, quasi la uccide. Due giorni prima è ancora con Demidov. Il tempo è volato, il tempo si trascina: non è in grado di dirlo.
"Pensavo che Sergej sarebbe morto, in un carcere del Core. Ammazzato di botte, o accoltellato nella notte. Ma lui è ancora vivo. Forse, quindi, hai una chance di restare vivo anche tu."
"Come mai sei qui, Elian Chernenko? Cerchi qualcuno della tua specie? Fuori luogo?"
Lee sorride, se potesse si staccherebbe la mano sinistra per non sentire più il dolore.
"Oh. There is no such thing."
La stringerebbe in una morsa finché il dolore esterno non annullasse quello interno.
"Forse è un tratto comune, no? Qualcosa che ci insegnano da piccoli, o che è già scritto nel nostro DNA: morire per ciò in cui crediamo."
Forse lo è davvero, e lei ne è convinta: suo padre sarebbe morto per ciò in cui credeva. Sua madre, la sua famiglia, i suoi vecchi compagni di scuola. Vitali morirebbe ogni giorno. Lo sa senza aver bisogno di vederlo. E lei morirebbe, anche se per cose diverse, idee diverse. Lei forse morirà. 
"Starai bene?"
E' l'unica cosa che le rimane da chiedere. Non pensava che avrebbe voluto - non pensava che le sarebbe importato -, ma la verità è che ha fatto i conti, e non pensa che riuscirà a rivedere la sua famiglia prima che ogni cosa faccia il suo corso. E Demidov è lì: con la schiena d'amianto, una nazionale tra le dita, lo stesso accento che avrebbe suo fratello parlando inglese. La stessa cieca devozione a ciò che presto o tardi lo ucciderà - a ciò per cui presto o tardi ucciderà -. 
"Agguanterò fino alla fine."
Lei sorride, lui continua.
"E' stato piacevole parlare con te. Spero che le nostre strade si incrocino sempre nelle migliori circostanze."
Non sarà mai così. Lee Chernenko è in guerra contro i koroleviti e ciò che rappresentano. E' in guerra contro suo fratello, e sicuramente è in guerra contro Dima Demidov. E nonostante ciò, non riesce a convincersi di star mentendo quando, molto dolcemente, gli risponde: "lo spero anche io"


(post n. 50)