- Non leggi più niente?
Dylan oscilla tra il sonno e la veglia, ma sempre quietamente. Si rilassa quando la vede dormire, tiene gli occhi aperti quando lei è inquieta e finge di dormire.
- Ti ho letto tutta la rassegna stampa di oggi.
- Un tempo mi leggevi romanzi e poesie.
- Un tempo.
- Non mi piaci quando provi a passare per cinico.
Dylan è seduto su una poltrona ai piedi del suo letto. Tiene un gomito puntato contro il bracciolo, la mano che sostiene la tempia.
- Magari lo sono.
- No.
- No.
- Tu sei un'idealista. Sei sempre stato un'idealista.
- Ultimamente il 'Verse è a corto di ideali.
- La scelta è infinita.
- Devo essere diventato un disilluso, allora.
Lee sorride debole, dispiaciuta.
- Don't say that.
- Or what.
- Or I'll kiss you on the ear.
Dylan soffia dalle narici qualcosa che può passare per ironia. Scuote il capo stancamente e sposta gli occhi chiari sulla finestra aperta.
- Non hai freddo?
- Non fa freddo.
- Pioverà.
- Non importa.
- I medici disapprovano.
- E' il loro lavoro. Questo non me l'ha fatto un colpo di freddo.
- Te l'ha fatto dell'acqua inquinata che per qualche motivo è finita nei tuoi polmoni.
Il sorriso cola dalle labbra di Lee come la cera di una candela. Sospira a fatica, alza lo sguardo sul soffitto.
- I tagli sui polsi?
- Avevo le mani legate dietro la schiena ed ero bendata. Mi ha dato una lametta per liberarmi.
- E la mano, invece?
- La lametta.
- Hai avuto bisogno di punti.
- I tagli rilasciano endorfine, le endorfine attenuano il dolore e la fatica. Mi ha permesso di camminare per le miglia che mi separavano da El Paso.
- Perché ti hanno trovato acqua nei polmoni?
Gli occhi di lei si annebbiano. Il panico le striscia sotto la pelle. Lui lo può vedere, ma non le stacca gli occhi di dosso. Dylan Khan soffre dello stesso morbo del giornalista investigativo di cui sembra affetta Lee Chernenko: non molla mai l'osso. Se non insiste non è per precauzione né per delicatezza, ma per l'eco di un'antica educazione aristocratica impartitagli da ragazzino.
- Sanjay mi ha chiamato. Vuole venire a trovarti con Peter.
- Non voglio che mi vedano così.
- Partivano questa sera.
- Non li vedo da anni.
- And whose fault is that?
Non si tratta di colpire al punto giusto, al punto debole. Si tratta di colpire qualsiasi punto non sia al suo posto. Dylan Khan ricostruisce i fatti come puzzle, e da quando Lee lo conosce non ha mai ammesso revisionismi. A nessuno.
- La prima volta che ti ho letto una poesia hai pianto.
Lee non dice nulla.
- Avevi diciott'anni e avevi appena iniziato l'università. Ancora prima che conoscessi San e Pete. Mi avevi detto che nessuno aveva mai letto poesia per te, solo prosa. Me lo ricordo come fossi ieri. Mi sentivo come un intellettuale che stava facendo scoprire il fuoco ai barbari. Mi ci impegnai molto. Penso che mi aspettassi un applauso. Invece alzai gli occhi e tu stavi piangendo. Non mi sei mai sembrata così strana.
- Ti ricordi cosa stavi leggendo.
- Tu lo ricordi?
- Sì.
- The art of losing isn't hard to master.
- Sì.
- Ci pensai molto. Allora credetti che fosse per Koroleva, per la tua famiglia. Ma non li hai mai persi veramente, did you? Li hai lasciati.
- L'assenza è assenza.
- Ma uno è un atto che compi, l'altro un atto che subisci. A volte non è neanche un atto, è una casualità. Non ho mai capito cosa avessi subito, Lynn. Cosa avessi perso.
Lei sorride piena di dolore. Lo guarda con gli occhi lucidi di febbre.
- Ci conosciamo da tredici anni, Eddie. Ma ci sono alcune cose di me che non sai neanche tu.
- Perché?
Lei scuote il capo, deglutisce la commozione, il tremore. Ma lui non distoglie lo sguardo, non dà l'impressione di lasciar perdere. Di mollare l'osso.
- Perché sono mie soltanto.
La guarda per un po'.
- Da quando ti conosco non fai altro che farti a pezzi minuscoli. Non fai altro che distribuirti in giro. Come se averti fosse un diritto di tutti. Ti ho sempre detto che ne saresti morta, prima o poi. Che non sarebbe mai rimasto niente di te nelle tue mani, che anche le tue mani le avresti fatte a pezzi, e che ti avrebbero tirato via le unghie come i fiori dalla terra.
- Sei arrabbiato.
- Sono furioso. Ho sempre accettato tutto da te perché pensavo lo facessi per le news. Ovvio che partissi in guerra: erano lì le notizie. E qualsiasi reporter non resterebbe sui pianeti dei vincitori dopo l'armistizio. Poi Saint Andrew. E poi sei andata su Clackline, e hai rischiato di entrare nel mirino anche lì, ma non ti ho mai detto niente. Perché erano le news. Erano le storie. Ho sempre pensato lo facessi per la storia.
- Questa è una storia.
- E' meno di una storia. Sono dati militari e speculazioni. Poteva diventare una storia, se avessi indagato prima di farla pubblicare.
- Dopo che mi hanno rapita mi sono scordata di revisionare.
- Questa non è una storia di come i Koroleviti iniziano una nuova guerra. Questa è la storia di Lee Chernenko che dimostra al Core intero che è una di loro. Che dimostra a Koroleva di non essere una di loro.
- Non scrivi le storie guardandole dall'alto. Le scrivi quando ci entri dentro.
- Entrarci dentro ed esserne la protagonista sono due cose diverse.
- Non hai idea di ciò di cui stai parlando.
- Non chiuderai un'altra conversazione dicendomi che non so ciò di cui sto parlando. Lo so.
- And so what, Dylan?
Alza appena la voce. Ci riesce poco: la gola le fa male, un colpo di tosse riesce a scuoterle il petto nonostante i calmanti. Scuote il capo.
- So fucking what. Se anche fosse la mia storia. Guarda cos'è successo. Non ho diritto di lasciarmi dietro qualcosa che abbia un valore, che mi sopravviva? Sono piena di amici che continuano a tradire la mia fiducia, di persone che mi cercano solo dopo le due di notte. Prendo una decisione sbagliata dietro l'altra. Non riesco a rimanere nella stessa casa per più di qualche mese, con lo stesso uomo per più di qualche mese. Non ho figli. Ho una madre, un padre, due sorelle e due fratelli e nessuno di loro mi ha scritto per chiedermi come sto. E ora non riesco a respirare.
La voce le si spezza. Si copre gli occhi con una mano, abbassa il capo. Inghiotte un principio di pianto. Dylan la guarda a labbra schiuse e occhi asciutti, severi. Si passa la mano sul viso e, esausto, si alza in piedi in modo risoluto.
- Ho il mio lavoro. Ho solo questo.
- Per una che mi conosce da tredici anni, Lee, consideri il mio impatto nella tua vita sorprendentemente inadatto.
Esce dalla stanza e richiudendosi educatamente la porta alle spalle.