Sultan Borough, Silk Square
Il quartiere dei sultani doveva essere un progetto molto più ambizioso quando decisero di chiamarlo così, pensa.
"Credi nel destino?"
Zoey la guarda con l'incomprensione negli occhi mentre lei arrotola un foglietto di carta e lo infila nella bottiglia vuota di birra. La tradizione è bruciare ciò che ci si vuole lasciare alle spalle.
"Io sì. Ciecamente."
Si specchia nel fuoco del falò al centro della piccola Silk Square, schiacciata dai palazzoni grigi. Dai sultani.
"Metti ciò che non sei sicura di bruciare nella bottiglia che getterai nel falò. Se la mattina del ventinove, a fuochi spenti, si è conservato nonostante tutto, vuol dire che non è destino rinunciarvi."
Ciò che non bruci resta con te, ti riorganizza la vita. Dylan è sparito da mesi. Lei si addormenta la notte dopo aver passato tempo interminabile a tendere il cortex-pad verso l'alto, come dovesse captare un segnale distante, alieno. Chiamami, pensa. Chiamami, prega, ho fatto tutto quello che potevo, se non mi chiami ora vuol dire che non chiamerai mai più. Chiama, o smetterò di aspettare la tua chiamata. Se non chiami ora, spegnerò il pad e cambierò numero e cambierò pianeta e non avrai mai più modo di contattarmi. Non chiama nessuno. Lei ha ancora il pad acceso con lo stesso numero sullo stesso pianeta.
"Pronta?"
Zoey è pronta. Nel fuoco getta il suo lutto. Lee fa qualcosa di simile, ma spera che dalle ceneri risorga, che nel fuoco trovi nuova vita.
Lo prega.
* * *
29 Settembre 2516, mattina
Il quartiere è silenzioso. C'è solo un ragazzino che gioca da sola con una palla, ma si ferma per guardare una donna bionda scalare le macerie di un falò che ha gettato fumo nero per quasi due giorni interi.
"Non lo sai che è pericoloso?"
Lee allarga le braccia per mantenere l'equilibrio, e ci riesce anche quando le cose le franano sotto le suole spesse degli scarponi. In qualche modo atterra sempre in piedi, ed è un bene: chissà con cosa si ferirebbe se toccasse con la carne il terreno. Sposta le cose con i piedi. Esamina tutto ciò che non sta ancora fumando.
"E' davvero pericoloso."
La bottiglia è lì, annerita, con l'etichetta bruciata. La fa rotolare giù dalla pila di macerie, e agilmente la segue. Si china sulle caviglie e la raccoglie, ma il vetro è ancora bollente e la scotta. La fa cadere a terra, si frantuma.
"Te l'ho detto!"
E' un ragazzino con la pelle ambra e gli occhi neri, con delle scarpe da ginnastica nuove. Non ha più di dieci anni. Lee sposta i vetri con più cautela, toccandoli solo con la mano protetta dalla manica dell'impermeabile.
"Ma ci senti?"
Il biglietto è ancora lì. Arrotolato, accartocciato dal calore e dal calore ingiallito, ma è lì. Lo srotola tra le dita con delicatezza, perché non cada a pezzi. Legge le tre parole che ci sono scarabocchiate sopra. Sorride.
"Chi non rischia è destinato a una vita piccola."
Sospira a fondo e rimane chinata sulle caviglie, con i gomiti sulle ginocchia. Si guarda attorno con l'entusiasmo spaventato di chi ha appena deciso di nuotare con la corrente senza sapere se oltre al fiume ci sia una cascata. E ora aspettiamo. Qualcosa accadrà.
E infatti accade.
* * *
"A cosa non sei sicura di voler rinunciare, Lee?"
"L'inferno sarà pieno di signori distinti."
"Anche i gatti hanno solo sette vite. Di pelle ne hai solo una."
"Io ho tante pelli, ma un solo cuore."
"A cosa non sei sicura di voler rinunciare, Lee?"
"Penso che tu lo sappia già. Tu in fondo sai già tutto, Miller."
* * *
Qualche volta il crepitio del camino nella baita che ho affittato mi ricorda i tuoi scarponi sulle tegole di legno della vecchia casa. [...]La prima volta che ti ho vista entrare in questa nuova casa sapevo che non eri tu. Sapevo che stavo cercandoti, creandoti, nella facilità con cui i miei cani ti accolgono quando varchi la soglia e nel pensiero che anche tu, qualche volta, hai avuto bisogno di fare parte di quel branco, di sentirti a casa. Anche con me. Poi non so mai se è un pizzico di arroganza nel pensare che ti conosca o semplicemente un bagaglio di volti, vite ed esperienze, che fa accadere il resto: ma tu mi sorridi, dal centro di un vecchio tappeto mal messo dall’usura e quando arriva quel momento a me viene sonno. Come se lo spiraglio della serenità di qualcun altro, della tua - di quella che forse avevi con me - finalmente potesse trasformarsi in una buona ragione per chiudere gli occhi e smettere gli incubi. Crazy days, when you sleep and you feel rested, my dear.
Winston le poggia la testa sulla gamba, la distoglie dalla lettera che sta leggendo.
Forse ha sentito l'odore del suo padrone.