E' questione di contare le nocche con le labbra.
E' questione di contargli le nocche con le labbra. Di tracciargli sentieri sulla pelle, di spazzare via la stanchezza di qualcun'altro che le ha scavato le vene insieme alla sua. E' questione di svestirsi della resa, del peso, degli abiti neri, del cappotto costoso, del dolore sedimentato in quasi quarant'anni di vita, in appena trent'anni di vita, in guerre vissute sotto le bombe e in guerre chiuse in case nel nulla, con la sola compagnia di dodici cani.
C'è qualcosa che voglio fare per te.
Posso farlo per te quando vuoi.
Dylan gliel'ha detto mille volte: smettila di farti a pezzi, di distribuirti. Di regalarti agli altri come se non valessi niente. Ma l'unico vero modo che Lee Chernenko conosce per stare bene è annullarsi, e il modo migliore per annullarsi è recitare la parte del comprimario nella storia di qualcun'altro. L'unico modo è non essere mai la protagonista.
Esserlo vuol dire alzarsi la notte senza riuscire a respirare. Vuol dire conoscere l'insoddisfazione. Quella sera, però, con il sole che è appena tramontato e una versione calma di Blake nel suo letto, non riesce a pensare a nient'altro che a se stessa. A quello che vorrebbe pretendere. Io io io io. Io voglio questo, io ho bisogno di quest'altro. E' un esercizio di completamento. Io cos'è che voglio?
Voglio una famiglia.
Voglio delle radici.
Voglio un po' di serenità.
Voglio dormire.
Voglio correre.
Voglio essere di nuovo in grado di nuotare.
Voglio quest'uomo come sarebbe se la vita fosse stata gentile con lui.
Voglio dei figli.
Voglio dei figli. Il pensiero le riempie il petto di sorpresa. Agendo d'impulso, preme la fronte contro la tempia di Blake e lo sveglia.
"Voglio dei figli" mormora così piano da essere incomprensibile.
"Cosa?", col tono di chi sta ancora dormendo.
"Niente, torna a dormire".
Se torni o meno a dormire, Lee non ne è sicura. E' sicura che lei non può, però. Scivola giù dal letto, prende il suo holodeck e va a sedersi sul divano dove di solito dorme Sebastian. Apre il più popolare motore di ricerca su rete cortex. Digita parole a caso, le cancella. Poi scrive: "sono pronta ad avere un figlio?"
Le appare un quiz. Pur considerandolo stupido, lo compila con precisione chirurgica, riflettendo attentamente su tutte le domande. Perché volete avere un figlio? Com'è la relazione tra di voi? Avete discusso chi lavorerà e chi guarderà il bambino? Avete dei risparmi? Quanto caffè consumate ogni giorno? Vi tenete regolarmente in forma? Ritenete che la vostra situazione di vita sia stabile? Fumate? Avete deciso secondo quale credo religioso crescerete vostro figlio? Che ruolo svolgeranno i nonni del bambino? Dove dormirà vostro figlio? Chi lo nutrirà la notte? Avete discusso una timeline su quanti figli avrete e quando?
Anche ignorando il fastidio che prova per dover rispondere a domande poste al plurale, a ogni risposta data lo stupido quiz segnala un errore di struttura, quasi la dovesse prendere in giro a ogni step. Il verdetto finale è quasi scontato ed espresso in un'abusata metafora: tirate il freno finché siete in tempo.
L'insoddisfazione le annoda le viscere. Va indietro fino alla pagina del motore di ricerca. Ci pensa un po', poi inserisce: "sono pronta ad avere un figlio da sola?". Il primo risultato parla di questioni tecniche, di banche del seme, di cure ormonali, uteri artificiali, unioni in vitro. Il secondo risultato è un lungo articolo che termina in un'unica domanda: la tua vita ti permetterebbe di prenderti cura un figlio?
Lee sospira, scivola sul divano, riflette che forse la struttura è sfondata, perché non le è mai sembrato di affondarci così tanto. Torna indietro. Di nuovo il motore di ricerca. Ci riflette più a lungo. Pone al sistema un'ultima domanda: cosa faccio se voglio un figlio ma non ho una relazione duratura, non ho la disponibilità economica, non ho un briciolo di routine nella mia vita e non mi sento mentalmente ed emotivamente stabile?
La risposta, questa volta, è sintetica, laconica.
Get a dog.
* * *
"Com'on sweetie. Come on."
Lee Chernenko è sul pianerottolo di casa sua e, molto delicatamente, attira a furia di crocchette una randagia appena prelevata dal canile, un mix border collie con un muso impaurito e la cautela di chi è stato tradito dal mondo intero. Lee nota una certa somiglianza.
Striscia la chiave contro il sensore della porta ed entra camminando all'indietro come i granchi, acquattata, seguita assai timidamente dalla meticcia.
"Bettie! Ho una sorpresa!"
Volta il capo: Sebastian Gray è già lì, in piedi in mezzo al soggiorno. Di fronte a lui, un cucciolo di dalmata con un grosso fiocco rosso appuntato sul collare sta masticando un giocattolo di gomma comprato apposta per lui.
"What the fuck, Lee. - Sebastian spalanca le braccia esasperato, gli occhi chiari fissi sulla mezza collie che lei sta provando a far entrare in casa - me too."
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| Zack |
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| Zelda |

